

_x000D_“[…] Immagini che toccano qualcosa poi qualcuno. Immagini per giungere al cuore delle questioni: toccare per vedere o,al contrario, toccare per non vedere più. […] Immagini che si aggiungono le une alle altre, e a ciò di cui sono immagine. […] Immagini per impadronirci di noi. Immagini che penetrano, immagini che divorano [1]. Luigi Abiusi sceglie in un elenco potenzialmente infinito di Immagini la poesia innanzitutto, quella di Dino Campana, che più di essere parola, sembra catastrofe, “una materia che si carica di un'energia”, un'invasione di microcosmi talvolta anche sconosciuti in grado di sfociare “in un altro spazio e in un altro tempo”.
_x000D_Uno sguardo – quello di Campana, Pasolini, Erice e Tarantino - che opera nella creazione di un mondo, che sfugge ai limiti dell'inquadratura, che ha a che fare con l'aperto e il chiuso, con il dentro e il fuori, riscontrabile nello spostamento lenticolare (assolutamente cinematografico) nelle poesie di Campana, nel ricorso della glossolalia dialettale in Pasolini – estremo richiamo ancestrale e proprio per questo con la necessità di significare qualcosa – , nelle soglie rituali di Erice e nell'eccesso per eccellenza, le apparenze superficiali di Tarantino.
_x000D_Un autore in grado di esporre le differenze – che hanno deleuzianamente alla base le ripetizioni di un sentimento, di una reliquia – di opera in opera, di regista in regista (incluso anche Campana), rimanendo sempre aggrappato, come sottolineano anche Esposito e Roberti nella bella introduzione, alla mostrazione delle Reviviscenze e delle Reminiscenze oniriche, di conseguenze non imbrigliabili: “perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla?” rimane infatti uno dei nodi tematici centrali di tutto il volume.
_x000D_Un libro necessario che analizza con estrema precisione quattro configurazioni simboliche completamente differenti, privo di analisi sterili della materia filmica ma con un'attenzione spasmodica al dettaglio (a discapito della forma saggistica del volume), con spiccati spunti teorici (quelli su Ranciere ad esempio) senza mai perdere il carattere intimo e personale delle osservazioni.
_x000D_Traiettoria in grado di far comprendere l'inibizione dell'immagini nei confronti dei limiti dell'inquadratura a discapito della sua fisiognomica impossibilità di rimanere imprigionata nel quadro.
_x000D_Uno studio preciso, di matrice teorico-semiotica, in cui più volte viene citata la dimensione infantile – “il dire infantile” di Pasolini che vira in nero, l'inconsapevolezza fanciullesca ne Lo spirito dell'alveare, “ossatura e forza motrice della creazione artistica” – , una mancanza radicale, un'esperienza espropriata che ritorna a vivere grazie alla trascendenza dell'immagine. Imago redenta che ritorna alla luce, “un operatore temporale di sopravvivenza [2], una lucciola che ritorna a brillare.
_x000D_
_x000D_[1] GEORGES DIDI-HUBERMAN, La conoscenza accidentale, apparizione e sparizione delle immagini, Torino, Bollati Boringhieri, 2011, p.32
_x000D_
_x000D_[2] GEORGES DIDI-HUBERMAN, Come le lucciole, Una politica delle sopravvivenze, Torino, Bollati Boringhieri, 2009, p.71.
_x000D_
_x000D_