TRAMA
Pepperminta è un’anarchica dell’immaginazione che conosce i rimedi più straordinari per liberare le persone dalle loro paure. Il suo più grande desiderio è che tutti vedano il mondo nei suoi colori preferiti. Werwen, un giovane timido e grassoccio che Pepperminta trova abbia un forte sex appeal, e la bella Edna, che parla ai tulipani, si uniscono alla protagonista nella sua appassionata missione. Questi tre moschettieri sui generis intraprendono una lotta per un mondo più umano e dovunque la banda compaia tutto va gambe all’aria e la vita delle persone non è più la stessa.
RECENSIONI
Fuori!
E se il mondo fosse coloratissimo, psichedelico, folle e sganciato dalle coordinate della razionalità in cui siamo abituati a rinchiuderlo? Probabilmente andrebbe tutto a rotoli, ma Pipilotti Rist si diverte a immaginarlo tale ed esordisce nel lungometraggio come se si trattasse di un’opera d’arte da esporre alla Biennale. Ecco quindi un film con una sua coerenza stilistica ma fuori dalle convenzioni del linguaggio cinematografico, sicuramente diverso da qualsiasi altra cosa, il che, però, non è per forza un merito. È stato definito una sorta di “Pippi Calzelunghe sotto acido” e in effetti la protagonista è una ragazza un po’ fuori di testa che, con la complicità di una nonna bulbo oculare (sic), cerca di rendere il mondo un posto migliore in cui vivere, evitando che i tanti muri dietro cui le persone si barricano per paura diventino insormontabili. La sua ambizione è quella di “scopare il cielo”, le sue armi i colori, la frutta, gli animali e liquami di ogni sorta, dal sangue mestruale alla saliva, ma soprattutto una determinazione da caterpillar che le consente di ribaltare a suo favore qualunque ostacolo incontra sul proprio cammino. Il variopinto frullato che ne deriva alterna riprese grandangolate, stop-motion, desaturazioni, ralenti, accelerazioni, continui ribaltamenti e stravolgimenti delle immagini, sempre rielaborate e trattate con filtri che ne alterano, estremizzandole, le caratteristiche cromatiche. Tutto teso a stordire lo spettatore per coinvolgerlo in un viaggio che diventa un trip, tanto originale nella forma quanto banale nei contenuti. Si glissa infatti sulle reali problematiche per fuggire in un altrove urlato come migliore ma solo anticonvenzionale. Se l’impatto visivo è innegabile, il gioco diventa presto ripetitivo e frastornante, difficilmente sopportabile per 80 minuti che potrebbero essere 5 come 800. Apprezzabile nella coerenza con cui impone uno stile personale, avrebbe forse necessitato di più leggerezza e ironia per aprirsi una breccia nei cuori “ingrigiti” da una routine che il luogo comune vuole noiosa e poco stimolante e invece non per forza disprezzabile. Perlomeno in confronto all’alternativa pop-delirante-tramortente proposta dalla Rist.
