TRAMA
A Bottleneck, il farabutto Kent, barando al gioco, deruba della fattoria un povero ranchero e, in combutta con il sindaco, uccide lo sceriffo sostituendolo con un ubriacone che ingaggia come vice il figlio del deceduto e prode pistolero Destry, un ragazzo contrario alla violenza ma risoluto nel far valere la Legge.
RECENSIONI
George Marshall riesce a far andare a braccetto la tensione drammatica con la commedia virata in “musical” (l’apertura, fra spari e scazzottate coreografate), non fosse altro per la presenza di Marlene Dietrich che, immancabile, fa il suo show con un personaggio autoritario, canzoni “da bettola” per maschi allupati e abiti da urlo, secondo la lezione del suo pigmalione Josef von Sternberg. A invecchiare sono le caricature, il modo tipico del regista di fare commedia “per famiglie”, con l’ubriacone, la donna forte che il maschio deve domare e così via, ma il racconto è generoso di idee valide, soprattutto legate al personaggio di Destry, dedito alla non violenza, pronto all’apologo edificante o pittoresco in ogni occasione, un tipo calmo e forte che zittisce le pistole: palese allegoria per gli Stati Uniti che dovevano abbandonare il selvaggio West e abbracciare la legalità, per quanto, a un certo punto, sarà sempre necessario prendere le armi (anzi, la dinamite, nel preludio a una scena da antologia: come furiose suffragette, le donne scendono in piazza armate di bastoni e battono i maschi violenti). Commedia, sì, ma anche commozione per i trapassi, rabbia per i soprusi dei prepotenti e amore (James Stewart e Marlene Dietrich ebbero una relazione sul set). Il titolo originale ha le apparenze di un seguito perché si fa riferimento a Destry senior, mentre il romanzo alla base di Max Brand è lo stesso di Il Re del Far West con Tom Mix e Marshall lo riadatterà nel 1954 con La Storia di Tom Destry.

