TRAMA
Una giovane è morta, il commissario è convinto non si tratti di suicidio ma la gente non parla: tutti temono il luogo-villa dove risiede l’anziana baronessa, mentre il fantasma di una bambina s’aggira per il paese.
RECENSIONI
Mario Bava ha spesso dato prova di un’inventiva figurativa geniale ma è questo probabilmente il suo film più riuscito nel momento in cui, per una volta, ci si trova di fronte anche a una buona tenuta narrativa e a un racconto intrigante, con premesse anglofile (il prologo hammeriano e Draculiano) che danno il secondo LA, dopo I Vampiri di Riccardo Freda, al gotico italiano. Ex-direttore della fotografia, immerge le immagini in colori artificiali-pop, in un décor strabiliante, fra nebbie e location fatiscenti; s’affida spesso e in modo creativo allo zoom (incredibili i “giochi” con la scala a chiocciola) ed è semplicemente da antologia la scena del medico che rincorre se stesso in una stanza senza vie d’uscita. Fra fattucchiere, medium, uso onirico degli spazi, soggettive incubali (un capolavoro quella sul cimitero di Melissa, interpretata in realtà da un maschio, sull’altalena appesa al cielo) e uso espressivo delle musiche, Dario Argento è nato qua.

