TRAMA
In un piccolo paese lucano, una donna usa la magia nera per uccidere i bambini. La polizia, però, indaga anche su una ricca rampolla, sulla madre del parroco e sul matto del paese.
RECENSIONI
Lucio Fulci è passato dai “Franco e Ciccio” agli spaghetti-western (di cui torna l’effetto sonoro delle scazzottate) e ai thriller/gialli stile Dario Argento che andavano di moda, per cui aveva già dato alle stampe Una Lucertola con la Pelle di Donna sempre con Florinda Bolkan, sorprendente opera di sperimentazione figurativa: in questo caso, in modo originale, li declina in chiave rurale, inaugurando un sottogenere con un racconto sicuramente disturbante, ambientato in luoghi e folklore arcaici. Ci sono accenni più “impegnati” sull’ignoranza che coltiva i pregiudizi o sulla crescita che debilita il candore di un fanciullo (famosa, anche perché censurata, la scena “sexy” in cui l’ignuda Barbara Bouchet lo provoca) ma è chiaro che gli intenti sono tutti di genere, commerciali per non dire sin troppo ammiccanti. Fulci sa rendere questo orrore tangibile, fatto di terra e sapori, e costruire sequenze inventive ma per quanto questo film sia di culto resta comunque troppo parco di quelle bizzarrie (tematiche, estetiche) dell’opera precedente. Inoltre, ma questo è un tratto distintivo del suo autore, non vuole (o non sa) spaventare ma solo essere sgradevole-splatter. La sceneggiatura, quindi, preferisce accumulare ingredienti dai segni “grossi” piuttosto che articolare in modo coinvolgente la drammaturgia. Il meccanismo giallo, di conseguenza, è depotenziato, privo di mistero: in un primo momento fornisce con certezza l’identità del colpevole, facendo perdere interesse per l’indagine, in seguito fa cadere i sospetti su un’altra figura, ma sempre senza alcuna ambiguità, alcun dubbio da iniettare, continuando con questo vezzo impertinente fino alla fine, diventando prevedibile. Peccato, perché la prima mezz’ora, con quest’ambientazione in un arretrato e inquietante paesino lucano (l’inesistente Accendura è Accettura, vicino Matera), è qualcosa di inedito e potente. Florinda Bolkan (in notevole dipartita da martire sulle note di “Quei giorni insieme a te” di Ortolani e Ornella Vanoni) faceva la strega (qui “maciara”) anche nel precedente L’Ultima Valle.

