Recensione, Thriller

NIKITA

NazioneFrancia
Anno Produzione1990
Genere
Durata118’

TRAMA

Tossicodipendente condannata all’ergastolo per aver ucciso un poliziotto, Nikita viene fatta credere morta dai servizi segreti e addestrata da un agente che dice di chiamarsi Bob, affinché diventi un’assassina perfetta con nuovo nome, Joséphine.

RECENSIONI

Noir-polar iperrealista post-punk dove Luc Besson, pur sfoggiando il proprio virtuosismo tecnico nelle scene d’azione, conquista soprattutto con la potenza del suo racconto drammatico e con l’indimenticabile, archetipico personaggio della sua compagna di allora, Anne Parillaud, antieroina segnata dalla violenza, fatta e subita, ma capace di momenti di inattesa dolcezza (con i capelli corti, l’attrice ricorda Susan Strasberg in Kapò). Il cortocircuito nelle emozioni dello spettatore porta ad amarla, nonostante tutto, mentre la trama piega anche in ironia, favola, romanticismo, esercizio di stile, secondo una formula che diventerà marchio distintivo di Besson e che qui è al suo apice, esaltata alla perfezione dal commento sonoro del fidato Éric Serra. Nikita, ispirata al regista dall’omonima e bellissima canzone di Elton John, è il simbolo di tutte le figure femminili fragili e toste del francese: Besson, che alterna infatti la donna guerriera e quella sotto le lenzuola, l’ha modellata maniacalmente sul corpo attoriale della Parillaud, addestrata nell’uso delle armi e all’esistenza da randagia, con riprese in ordine cronologico per facilitare le trasformazioni del personaggio. Riferimenti del regista sono stati anche il poliziesco americano e i manga giapponesi, impreziositi con un inedito barocco visivo e con un realismo psicologico dalla forte vena struggente/malinconica, nonostante la trama alla 007: è uno dei pochi film del regista dove la sostanza sta al passo con lo stile. Nel cast anche, e non a caso, La sposa in Nero Jeanne Moreau.

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