Nient’altro da vedere
_x000d_ Cinema, omosessualità, differenze etniche

Libro la cui innegabile complessità rende più gratificante la lettura, Nient’altro da vedere. Cinema, omosessualità, differenze etniche segna una pagina importante nella saggistica cinematografica italiana, che ne si accettino o che ne si rigettino l’architettura e gli assunti. Non soltanto è il primo saggio a dar conto, teoricamente e non solo criticamente, delle principali forme di sguardo cinematografico sulle alterità etniche e sessuali, siano esse “esterne” (l’africano, l’asiatico) o “interne” (l’omosessuale), ma è l’unico, almeno in Italia, ad azzardare una sistematizzazione lontana dalle mode del momento e dalla volgarizzazione dell’originale “Queer” butleriano. Lo sottolinea Alessandro De Francesco nella bella Prefazione: Nient’altro da vedere, in questo mi sembra risiedere il suo più grande valore, è un libro che tipizza per invitare a non tipizzare, che categorizza per annullare la stigmatizzazione e lo stereotipo, che cataloga per liberare e confondere i ruoli, che struttura per sovvertire, che mostra per ripensare, che descrive per agire e fare agire.
_x000D_        Non nascondendo la sua irritazione nei confronti di certe prassi analitiche sedicenti “impegnate”, aventi per obiettivo quello di giudicare, con gli strumenti e le conoscenze del presente, opere figlie di un’altra epoca, lungi dallo stigmatizzare e attribuire patenti di responsabilità ai produttori di cultura ma cercando primariamente di comprendere le ragioni (e i torti) del loro agire non sempre consapevole, Billi giunge ad una conclusione che parrebbe evidente se non fosse mai stata oggetto di un’elaborazione teorica coerente e sistematica. Se l’attualizzazione di stereotipi unicamente positivi o negativi su una minoranza, in sede di scrittura cinematografica dell’incontro tra personaggi dallo statuto identitario diverso (EE, eterosessuale europeo, ed A, l’Altro), può rivelare un’intenzione cosciente dei fini (terrorizzare, sedurre, veicolare generici messaggi di uguaglianza, rivendicare, accusare, destabilizzare), il meccanismo visivo e narrativo che tale mobilitazione genera sfugge e sfuggirà sempre al pieno controllo del narratore.
_x000D_Nient’altro da vedere attesta questa impossibilità di esprimere giudizi capziosi e “si accontenta” di presentare allo spettatore un modello teorico nel quale ritrovare, disvelati e vivisezionati, i processi che presiedono alla costruzione di identità cinematografiche Altre. La definizione e descrizione di questi processi, che si manifestano nelle diverse fasi di scrittura e di messa in scena e che possono concernere il tipo di riconoscimento sull’Altro (Primo Capitolo: Identità narrativa e riconoscimento dell’Altro socioculturale), di giudizio (Secondo Capitolo: L’ingresso dell’Altro nella finzione. Prefigurazione, categorizzazione e (pre)giudizio), di sguardo (Terzo Capitolo: Una questione di sguardo. La messa in scena e in racconto dell’Altro), permette all’autore di individuare cinque “tendenze” maggiori nella rappresentazione cinematografica delle differenze socioculturali: le tendenze eterofagica, eteroemica, eterofobica, eterodialogica, eteroagnosica. Il profluvio di neologismi non spaventi: Billi chiarisce subito il senso di ogni termine e sviscera le caratteristiche di ogni singola tendenza solo dopo aver illustrato al lettore i processi che le determinano.
_x000D_La prima tendenza, “eterofagica”, comporta una sorta di “fagocitazione” delle alterità. I film riconducibili a questa tendenza, portatori di uno sguardo caratterizzante e di un misconoscimento della diversità, sono popolati di “personaggi-Carattere”, maschere senza una vera identità sessuale o etnica, spettacoli da baraccone seducenti e per nulla perturbanti. Rientrano in questa tipologia di personaggio Altro quelli che Billi chiama gli “omo asessuali da compagnia”, di cui gli Albin e Renato del Vizietto costituiscono un caso esemplare, gli “indigeni esotizzati” e gli “stranieri tascabili”.
_x000D_La seconda tendenza, denominata “eteroemica”, determina la marginalizzazione, nel quadro (gli indigeni “tappezzeria” del cinema coloniale) o nel racconto, delle alterità. Particolarmente interessante risulta l’analisi del meccanismo alla base del secondo tipo di marginalizzazione, nel racconto, che si traduce nella presenza di lacune incomprensibili o di reticenze sospette intorno all’identità narrativa di un personaggio altrimenti ben delineato. Ad esempio, l’omosessualità di Giulio e Marcello, due dei Giovani mariti di Mauro Bolognini, film al quale Billi dedica una bella analisi, viene “suggerita a gran voce” dal testo, senza venir mai esplicitata. Spetterà allo spettatore saturare il vuoto, colmare una lacuna narrativa e comprendere le vere ragioni, le vere passioni che muovono due personaggi “incompleti”, vittime di quello che l’autore definisce un “esorcismo drammaturgico”._x000D_
_x000D_Alla terza tendenza, “eterofobica”, possono essere ricondotti i “racconti agonistici” che narrano dello scontro tra eroi eterosessuali europei ed Altri aggressivi, “Grandi Seduttori Perversi”, indigeni ribelli o immigrati violenti. Qui, l’Altro è la “Nemesi socioculturale” del protagonista, una Nemesi da sconfiggere al fine di ripristinare l’ordine e la “normalità”.
_x000D_Le due ultime tendenze, “eterodialogico-poietica” e “eteroagnosica”, completano il quadro teorico nella maniera più inaspettata e sorprendente possibile, facendo partecipe il lettore delle strategie discorsive e “affermative” del cinema militante (le “NarrAzioni affermative”), dei cristallizzati itinerari dei “racconti rivelazionali” o “eterofanici”, fino al salto nel vuoto dell’ultima tendenza (eteroagnostica, appunto), in cui le categorie socioculturali che ci permettono di orientarci e di identificare l’Altro socioculturale paiono scomparire e si affermano “puri corpi”, irriducibili, sfuggenti.
_x000D_Giungiamo così gradualmente a comprendere il significato del titolo, affascinante e criptico: per nulla provocatorio, semplicemente umanista. Una volta ultimata la lettura delle Conclusioni, come suggerisce Alessandro De Francesco, lo sguardo sulla foresta di immagini dell’Altro che popola il nostro personale immaginario e che alimenta il senso e il dissenso comuni sarà inesorabilmente mutato: Penetriamo allora lo schermo, entriamo e usciamo dal quadro con questo libro in testa e sottobraccio: il nostro sguardo si è spostato e partecipa criticamente alla (narr)azione._x000D_

Spietati - Recensioni e Novità sui Film