Criminale, Recensione

NEMICO PUBBLICO (1931)

Titolo OriginalePublic enemy
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1931
Genere
Durata83’

TRAMA

Chicago: ascesa nel mondo criminale di due giovani e inseparabili amici, Tom e Matt, fin da bambini coinvolti nei traffici illeciti durante il Proibizionismo.

RECENSIONI

Il titolo e il prologo (cui sono da aggiungere scritte giustapposte nel 1954) cercano di sensibilizzare contro le attività criminali ma il film si pone da un punto di vista neutrale, pur rendendo protagonisti ed eroi due gangster: l’originalità dell’approccio di Wellman, regista da riscoprire per la propensione al realismo che lo ha sempre contraddistinto (qui la sceneggiatura prende le mosse dalle memorie di due veri malavitosi, John Bright e Kubec Glasmon), sta nel rendere efficace il monito abbracciando appieno un universo feroce, di cui non edulcora malvagità e azioni immorali, firmando uno dei film putativi del longevo sottogenere criminale hollywoodiano, messo in cantiere da Darryl Zanuck dopo il successo di Piccolo Cesare. James Cagney, nel ruolo di “duro” che raramente si toglierà di dosso in futuro, diventa famoso con questa pellicola anche per la scena in cui, senza remore, spreme un pompelmo in faccia a Mae Clarke (altra invenzione di Wellman). Regia piena di guizzi, drammaturgia che riesce a essere abbastanza avvincente nonostante gli anni che passano e le mille situazioni rubate dalle pellicole a venire, buon ritmo, sequenze brevi che sacrificano l’approfondimento privilegiando l’approccio quasi documentaristico sulle attività criminali, con Wellman che invitava gli attori a darsi pugni veri mentre era una pratica comune, all’epoca, utilizzare anche proiettili non a salve. L’utilizzo “fuori luogo” delle canzoni popolari ha fatto proseliti: Martin Scorsese, citando soprattutto di “I’m Forever Blowing Bubbles” nelle scene più brutali, ha dichiarato che è stato di grande influenza per il suo Mean Streets. Memorabile la parte finale.

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