TRAMA
Ron Kovic è un reduce della guerra nel Vietnam: dalla fede incondizionata in Dio e Patria al trauma di una pallottola che, colpendo la spina dorsale, lo ha reso paraplegico. Diventa la voce di protesta dei veterani disillusi.
RECENSIONI
Il tema non è nuovo ma raramente è stato presentato in modo così potente e complesso (più dei pur pregevoli Anime Ferite di Edward Dmytryk, Il mio Corpo ti Appartiene di Fred Zinnemann e Tornando a Casa di Hal Ashby): un tragico, amaro e aggressivo (alla Oliver Stone) film di denuncia, con grande découpage dinamico e grande senso pittorico dell’immagine. È un cliché accorgersene quando il ruolo è “impegnato” ma Tom Cruise è anche un grande attore e la parabola del film, curiosamente, gli permette di passare dai panni che lo hanno reso celebre del vincente puro e bello, a quelli che, in crescendo, lo trasformano in hippie con baffi, immobilizzato e incazzato. Alcune scene sono commoventi e insostenibili, altre stordiscono nella verità, nel realismo senza mezzi termini: c’è un lucido percorso a tema che va dai condizionamenti e illusioni dell’adolescenza alla realtà del fuoco amico e del dolore delle ferite permanenti, accettabili se l’adorata Patria responsabile se ne facesse carico in qualche modo (non con un ospedale nel Bronx che pare uscire da un film horror). L’approdo naturale è la rabbia e la chiusura lenita dall’alcol e il finale, non scontato, è la presa di coscienza dell’attivista. Questa storia vera, prima pubblicata in un’autobiografia nel 1976, l’anno dopo trasformata in sceneggiatura da Oliver Stone per Al Pacino, con la regia prima di William Firedkin poi di Daniel Petrie, ha atteso a lungo di essere filmata, onorando la promessa che Stone fece allora a Ron Kovic (qui co-sceneggiatore) quando la produzione del film venne abbandonata: permette al regista reduce di redigere una postilla al suo Platoon (Willem Dafoe e Tom Berenger in cameo), affrontando il tema degli idealismi frustrati da un differente punto di vista, quello del ritorno a casa: l’autore è sempre sul punto di sforare, debordando, nel melodramma e nell’invettiva partigiana ma trova il giusto equilibrio e il suo pugno allo stomaco fa danni.

