Commedia, Recensione

NAPOLEON DYNAMITE

Titolo OriginaleNapoleon Dynamite
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2004
Genere
Durata86'
Fotografia
Montaggio

TRAMA

La storia del ragazzo del titolo, liceale goffissimo e ritardato, impegnato in varie circostanze tra cui: la convivenza con lo zio ed il fratello, il corteggiamento di una ragazza, le elezioni studentesche.

RECENSIONI

Cosa c’è di peggio del solito tediosissimo kolossal? Facile: il (brutto) film indipendente americano. Ne raccogliamo prove da anni (SECRETARY, per dirne una): se malfatto, questo può essere letale. A confermare la tendenza, direttamente dal Sundance di Redford, questo cumulo di sciocchezzuole innocuo solo a prima vista: l’imbranato di turno, senza il dono della continuità né lo straccio di un’idea (dal fratello scemo ai parenti stravaganti, dalle elezioni studentesche – su cui il solo Payne ha già fatto un intero film - all’orribile ballo da college), calpesta un discreto metraggio pellicolare disseminandolo di freaks da baracca che sognano il baraccone, ognuno tarato da marchiani handicap psicofisici (imbecillità, stravaganza, messicanità) e un’infinita successione di freddure. L’affresco nonsense non ha senso, dato che prova a ricamare sulla provincia americana e la rivincita del looser ma si perde in disprezzabili difetti d’ogni tipo, dalla clamorosa sciattezza della messinscena (microfoni che spuntano ovunque nell’inquadratura, per qualcuno è voluto… mah) al plagio illegale di FORREST GUMP (con tanto di corsa), da una seconda parte che non ha niente da dire ma insiste nel dirlo al più imbarazzante dei lietifine. L’alterità, dopo aver abbondantemente deriso sé stessa e la platea tutta, fra baci e abbracci rientra puntualmente nei ranghi. Non aiuta il doppiaggio, di encomiabile noncuranza – ce ne vuole per lavorare tanto male – , capace di ridurre al silenziatore anche i (beceri, d’accordo) giochini di parole dei protagonisti; in un prodotto che non possiede nemmeno una cavernicola nozione di pudore, non basterà la foglia di fico dell’autoproduzione per coprire le proprie vergogne.

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