TRAMA
XIX secolo: vedovo, con un’agenzia di pompe funebri, Cedric Brown non sa più a chi affidare i sette figli scalmanati che fanno fuggire tutte le tate. Dal cielo arriva la bruttissima Tata Matilda che, con l’aiuto della magia, si fa ubbidire.
RECENSIONI
Fra inglesi e italiani si è fatto di tutto per disorientare lo spettatore sul nome della protagonista: l’eroina di tre romanzi della scrittrice Christianna Brand (1907-1988), nota anche per la serie poliziesca con l’ispettore Cockrill, da noi è sempre stata Tata Matilda, ma la distribuzione, nonostante il fatto che il nome Nanny McPhee non venga mai pronunciato da chi ha curato il doppiaggio, non ha voluto cambiare il titolo originale. Quest’ultimo, infine, modifica quello dei romanzi che era, appunto, “Nurse Matilda”. Il pezzo forte dovrebbe essere la sceneggiatura curata dalla stessa Emma Thompson, dato che si era portata a casa un Oscar (meritato) per quella di Ragione e Sentimento ma non è all’altezza delle aspettative: se conquista il suo gusto tipicamente inglese per le fiabe al contempo educative e “dark”, cioè spesso affidato a passaggi di simpatico orrore, sono troppo denudate le direttrici edificanti di un racconto più schematico del dovuto, quindi più prevedibile nei suoi passaggi importanti. Gli stessi temi potevano essere suggeriti con più raffinatezza, pur restando sempre a livello dei bambini cui sono rivolti. Ciò non toglie che, da un lato, Kirk Jones (che non aveva girato più nulla dai tempi del successo della sua opera d’esordio, Svegliati Ned del 1998) si confermi un buon erede della commedia all’inglese stile Ealing, un po’ macabra e tanto affabilmente feroce (meravigliose la tavolozza di colori verniciati e certe scenografie debordanti e kitsch), dall’altro l’opera nel complesso è senz’altro simpatica, buffa e inventiva, soprattutto dotata di una galleria di personaggi (e attori che si prestano alla caricatura) formidabile: a partire dalla Thompson, talmente imbruttita da essere irriconoscibile (ma il suo sguardo perfora sempre lo schermo), passando per Angela Lansbury, lady snob con nasone, e arrivando alla matrigna kitsch, calcolatrice e parvenu di Celia Imrie o alla cuoca sergente di ferro di Imelda Staunton. Un plauso a chi le ha truccate, vestite e dirette. Inevitabili le somiglianze con Mary Poppins: il film tratto da una saga di libri di trent’anni prima è del 1964, il primo romanzo di Tata Matilda anche.

