Animazione, Avventura, Recensione

MULAN (1998)

TRAMA

La Cina imperiale è invasa dagli unni: affinché non prenda le armi il padre infermo, la figlia Mulan, travestita da uomo, prende il suo posto nell’arruolamento forzato e tenta di portare onore alla famiglia con l’aiuto di un draghetto, del destriero e di un grillo fortunato.

RECENSIONI

Molte mani in sede di sceneggiatura adattano un antico poema di anonimo cinese, mentre gli autori s’ispirano alle stilizzazioni dell’iconografia tradizionale della Cina per restituire questo affascinante tratto tondeggiante. È una produzione Disney all’insegna della ricercatezza artistica e rivolta (anche) agli adulti, con pochi sentimentalismi in campo e voglia di originalità e rinnovamento. Come la Chiesa romana, la casa di produzione fa piccoli passi fuori tempo massimo anche nella sua “etica”: il personaggio femminile protagonista è molto più moderno rispetto ai cliché melensi di opere precedenti. Il regista esordiente, Barry Cook, è stato scelto per la qualità dei suoi cortometraggi dopo diciassette anni da animatore e supervisore degli effetti speciali. Lo affianca a produzione già avviata e da co-regista, Tony Bancroft, un veterano della Casa, responsabile dell’animazione di personaggi come Pumba in Il Re Leone, il pappagallo Lago di Aladdin e della pendola in La Bella E La Bestia.

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