Recensione, Sportivo

McFARLAND

Titolo OriginaleMcFarland, USA
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2015
Genere
Durata129’

TRAMA

1987: licenziato, il coach di football Jim White ottiene un posto di educazione fisica nel liceo di McFarland in California, una cittadina povera e abitata da immigrati messicani. Nota che i giovani che fanno anche i raccoglitori nei campi corrono veloci e forma una squadra campestre per concorrere alle statali.

RECENSIONI

Sulla carta è l’ennesimo film sportivo sull’ultima squadra del campionato che risale la china, sul sogno americano, sul fatto vero romanzato per celebrare chi non molla. La realizzazione non è da meno ma, mestiere a parte, possiede una consapevolezza di esserlo che fa la differenza: la neozelandese Niki Caro (La Ragazza delle Balene) canta ancora le minoranze etniche e, rispetto alle prove precedenti, pare aver acquisito un’asciuttezza drammaturgica che non smette di veicolare passaggi emozionanti. Gli sceneggiatori Christopher Cleveland e Bettina Gilois (affiancati da Grant Thompson) sono gli stessi che in Glory Road cantavano la prima squadra tutta nera di basket, sempre una storia vera, sempre raccontata dal punto di vista del coach. Possiedono, evidentemente, una formula vincente ma, come detto, è la consapevolezza del meccanismo a intrigare, sottolineando che gli ultimi sono ultimi e che il sogno americano ha le sue falle (se il sogno esige di migliorare la propria posizione, chi vorrebbe restare a McFarland?): una volta riconosciuti i cliché del meccanismo, infatti, Caro e sceneggiatori giocano d’anticipo, a carte scoperte, consacrando il meccanismo (emozionante) stesso. Kevin Costner, mai sufficientemente celebrato, è meraviglioso in un ruolo che, anche con luci e ombre, supera le difficoltà e ne esce vincitore. La bravura di Niki Caro, invece, è stata quella di prendersi il tempo e il passo consoni per dare forma a personaggi amabili: mentre il coach conquista la fiducia dei suoi potenziali campioni, la regista conquista lo spettatore con i comprimari, quelli che servono l’altra grande mossa vincente del film, coinvolgere tutta la comunità messicana nell’ascesa sportiva. Il tratto distintivo della neozelandese è quello di cantare le comunità etniche minori ma coese, per cui le asperità della vita donano una marcia in più e un raro senso di solidarietà.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film