TRAMA
L’ingegnere Andrea Ferrini perde il lavoro: cerca inutilmente di tenerlo nascosto alla moglie Franca. Trova impiego come maggiordomo della contessa Irene.
RECENSIONI
A Steno pare interessare solo il faccione di Renato Pozzetto, le sue reazioni bambinesche alle avversità della vita, e non si può dire che la sua maschera non funzioni soprattutto con mutande ghepardate. Lo iato fra le commedie anni ottanta e la gloriosa commedia all’italiana morta nel decennio precedente è tutto qui: nonostante la trama lo permettesse (sceneggiatura di Steno, Pozzetto ed Enrico Vanzina), il costume non viene analizzato per fare (anche) satira amara, ma solo per ammiccare con temi che si fermano al titolo ‘shock’ di un quotidiano per invogliare alla lettura che offra, poi (si spera), contenuti e disamine più sapide. La perdita del lavoro con fatica di arrivare a fine mese, i ruoli maschio-femmina che si invertono in seno alla famiglia, la rincorsa al denaro della società dei consumi: tutto è mera occasione per qualche scenetta o battuta pruriginosa, per chiudere una parabola grossolana nel porre premesse che si dimenticano per strada, per cercare l’effetto (per quanto possano fare effetto due dirigenti gemelli con voce all’unisono) e una sorta di colpo di scena finale.

