Biografico, Recensione

LUTHER (2003)

TRAMA

Vita di Martin Lutero (1483-1546), da agostiniano per voto a Dio a studioso di teologia che, avendo visto la corruzione a Roma, a Wittenberg predica l’amore di Cristo rinnegando reliquie e indulgenze a pagamento: la Chiesa vuole che Federico di Sassonia lo fermi, ma questi non lo fa.

RECENSIONI

Curiosa produzione kolossal tedesca con cast inglese: dagli attori alla regia di un dimenticato Eric Till, che si è diviso fra patria e Canada senza lasciare molto il segno, finendo a fare film TV, spesso religiosi. Pur pagando lo scotto delle tipiche biografie agiografiche, con stilemi desueti (la musica in crescendo nei momenti in cui si cerca la commozione del pubblico), con spettacolarizzazione/semplificazione dei passaggi e qualche inesattezza storica, se ne apprezza il ritmo veloce che ben condensa le tappe significative del “ribelle, genio, liberatore” (terribile sottotitolo italiano) e, soprattutto, la densità della sceneggiatura, capace di dialoghi e battute argute o potenti nell’aneddoto che ricomprende un universo teologico. Il genio c’è stato nel casting: tutti hanno le facce giuste, Till lo dirige benissimo (facendo l’umanamente possibile con Joseph Fiennes) e costruisce personaggi adorabili come quello del padre confessore di Bruno Ganz, l’impagabile “giocherellone” Federico III il Saggio di Peter Ustinov, purtroppo al suo ultimo film, e altri fugaci come il Leone X di Uwe Ochsenknecht, l’Aleandro di Jonathan Firth e lo Spalatino di Benjamin Sadler.

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