Fantasy, Recensione, Supereroi

L’UOMO OMBRA

Titolo OriginaleThe Shadow
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1994
Genere
Durata110'
Sceneggiatura

TRAMA

Anni Trenta: secolare e crudele barone tibetano, Lamont è diventato il paladino della giustizia a New York dopo una trasformazione. Deve vedersela con un discendente di Gengis Khan che possiede la bomba atomica.

RECENSIONI

Il titolo italiano fa confusione con L’Uomo Ombra ("The thin man") con William Powell e Myrna Loy: “The Shadow” era un personaggio di fantasia noto negli anni trenta e quaranta, nato alla radio (con la voce di Orson Welles nel biennio ’37-‘38), passato per romanzi e fumetti, e finito nei serial cinematografici (1937, 1940, 1946). Padre putativo di molti supereroi successivi, battuto sul tempo dai figliocci nelle riduzioni per il grande schermo (compreso L’Uomo Invisibile, con cui ha punti in comune, mentre deve qualcosa a Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde), potrebbe apparire persino datato, ma la produzione ha avuto la buona intuizione di preservare l'ambientazione anni trenta: il décor è il protagonista assoluto della pellicola, con le scenografie di Joseph Nemec III, la sontuosa fotografia di Stephen H. Burum, e tutta la ricca postproduzione di effetti speciali, volti ad immergere in un universo fantastico, debordante e kitsch, dove la New York dei gangster si salda all'immaginario mongolo e alle mistiche tibetane. Una matrice barocca in sintonia con il Batman di Tim Burton e la tavolozza di colori del Dick Tracy di Warren Beatty, mentre lo sceneggiatore David Koepp richiama Indiana Jones (per l'avventura, le battute ironiche, il corpo sferico che insegue i protagonisti) e offre spunti eccentrici nello scontro trasportato su di un piano trascendentale e psicologico. Eppure non funziona come dovrebbe: Koepp, piuttosto che svolgere il sinuoso apologo sul Male che combatte il Male con conflitti di buona e cattiva coscienza, preferisce livellare tutto allo stereotipo dell'eroe contro il megalomane di turno; l’ottimo cast (il solito Tim Curry su tutti) non ad-ombra l’anodino Baldwin protagonista; lo stile di Mulcahy, esperto in immortali e fantasy, sulla carta dovrebbe essere il più indicato: è dotato di una tecnica eccellente (ammirarne i plongée) ma anche portato ad un’epica grave che cozza con la matrice caricaturale dello script (la buffa pubblicità delle sigarette Camel trasformate in Lama, lo scherzo al lobo destro di John Lone).

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