Commedia, Recensione

L’UOMO CHE FISSA LE CAPRE

Titolo OriginaleThe Men who Stare at Goats
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2009
Genere
Durata93'
Sceneggiatura
Fotografia
Scenografia
Musiche

TRAMA

Il reporter Bob Wilton per superare pene d’amor perduto si butta in quello che ritiene lo scoop della sua vita: una frangia dell’esercito addestrata per coltivare poteri psichici in modo da spiazzare il nemico. Lo spunto è offerto dall’incontro con il soldato Lyn Cassady, che sostiene di essere uno di loro. I due intraprendono così un lungo e avventuroso viaggio attraverso l’Iraq alla ricerca di conferme.

RECENSIONI

Pare che il governo degli Stati Uniti abbia finanziato un’unità segreta delle forze armate dedita a esperimenti zen volti a trovare armi psichiche per combattere il nemico. Sembra che ci sia proprio chi abbia studiato per attraversare muri con la forza del pensiero, colpire attraverso l’ipnosi, uccidere con il tocco della mano. Grant Heslow, già produttore delle regie di George Clooney, sceneggiatore (sempre in coppia con Clooney anche Good Night, and Good Luck) e attore in vari film (tra gli altri Il Re Scorpione), la butta in commedia e costruisce un’opera divertente con la complicità dell’effervescente sceneggiatura di Peter Straughan, tratta dal libro “Capre di guerra” del reporter e documentarista inglese Jon Ronson. Nonostante il taglio decisamente sopra le righe di caratteri e situazioni, la strana coppia, formata da un giornalista alla ricerca di se stesso e da un ex-veterano in missione segreta, funziona proprio perché strana. Il giornalista rappresenta la razionalità e garantisce identificazione al pubblico, mentre il militare è la pura follia. Se poi i due interpreti sono un efficace Ewan McGregor e un George Clooney piacione e spassoso più che mai, la verve è assicurata. Oltre ai riferimenti all’attualità (evidenti quelli a Guantanamo, ma in generale è sotto il mirino di Heslov tutta la campagna militare portata avanti dagli Stati Uniti) è interessante il discorso meta-cinematografico sotteso alla pellicola. Ewan McGregor è stato il giovane Obi-Wan Kenobi nella saga di Guerre Stellari e si trova a cercare la “forza” in un progetto chiamato originariamente “Jedi”. Jeff Bridges fu Il grande Lebowsky ed è l’anima hippy e fricchettona del progetto; Clooney, invece, è la summa dei personaggi stralunati e guasconi delle commedie che ha interpretato con i Cohen. Riferimenti che non sono mere trovate fini a se stesse collocate per la sola gioia di fan e cinefili, ma interagiscono in modo organico con il tessuto narrativo. Tutto moderatamente irriverente, a tratti irresistibile, sottile nella critica, a volte pungente, altre più dichiaratamente comico, con personaggi e interpretazioni davvero efficaci e un calo fisiologico solo nella parte finale, meno scoppiettante delle premesse. La dimostrazione di come un discorso politico possa essere portato avanti con leggerezza senza perdere in contenuti e tenendo sempre presente che non si sta solo solleticando un punto di vista ma anche facendo cinema. Cameo per George Bush, oramai icona più che abusata del nonsense.

Film antimilitarista e, per matrice grottesca, anni Settanta come il Three Kings con George Clooney (qui attore/produttore), reso ancor più paradossale dal fatto che si basi su fatti realmente accaduti, tratti dal libro del giornalista gallese Jon Ronson, interpretato da Ewan McGregor (ma è l’unico personaggio reinventato per il film): questa unità “new age” dell’esercito avrebbe potuto attraversare i muri e uccidere le capre con il pensiero (la battuta Silence of the Lambs – Il Silenzio degli Innocenti si perde). La sceneggiatura di Peter Straughan (Star System) imposta la drammaturgia sovra-utilizzando l’Io narrante di McGregor e inserendo flashback che suffragano come “avvenuti” gli incredibili racconti del personaggio di un impagabile Clooney (vedere come recita l’uomo sicuro di sé fino all’ottusità): è notevole il modo in cui crea incastri vari per sancire la potenziale veridicità degli atti più demenziali. Soprattutto nella prima parte, fra presente con Clooney e passato onirico con Jeff Bridges (guru/drugo alla Il Grande Lebowski), si ride parecchio nell’osservare questi cavalieri Jedi in una parafrasi di Guerre Stellari applicata all’esercito (non casuale l’ingaggio del ‘vero’ Jedi McGregor), con il lato oscuro della Forza che inquina l’armonia (il Darth Vader di Kevin Spacey). La comicità scaturisce dalle palesi stravaganze agite con convinta seriosità (tipo Mystery Men), il sarcasmo va alle stelle con sapori ancora coeniani (Heslov è stato loro produttore) da Fratello, dove sei?: peccato che, procedendo la narrazione, le immani potenzialità del racconto non siano sfruttate a dovere, soprattutto alla luce di una chiusura alla M*A*S*H frettolosa (come il prologo sovraccarico di informazioni), perché si avvale della voce fuori campo per riassumere le scene, dimenticando il pathos catartico del “credere nell’impossibile”.

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