Fantascienza, Recensione

L’UOMO CHE CADDE SULLA TERRA

Titolo OriginaleThe man who fell to Earth
NazioneU.K.
Anno Produzione1976
Durata118’

TRAMA

Un extraterrestre disidratato, in cerca di acqua per il suo pianeta, deposita alcuni brevetti di tecnologia avanzata e si fidanza nascondendo la propria vera identità. Finché un insegnante non lo smaschera.

RECENSIONI

Come aveva fatto con il Mick Jagger di Sadismo, Nicolas Roeg ingaggia una rockstar per il suo tipico racconto enigmatico con modi (montaggi) surreali che giocano con la percezione del tempo e l’incontro di opposti, ma la mossa geniale è stata quella di moltiplicarne l’effetto con il background mitopoietico che si portava dietro, all’epoca, David Bowie, all’apice del successo (e del consumo di cocaina: il personaggio ‘stralunato’ ne beneficia) e con temi fantascientifici allegorico-cerebrali, da ‘Space Oddity’ all’alter ego Ziggy Stardust. Altra intuizione magistrale è l’estetica del film che restituisce l’alienità insita nel soggetto: siamo quasi in territori sperimentali nella messa in immagini per restituire una figura extra-terrestre e la sua alien-azione, la sua caduta progressiva… a terra. Il romanzo di Walter Tevis (1963), adattato da Roeg con Paul Mayersberg, contiene il tipico e coinvolgente tema del “diverso” che l’umanità incivile perseguita e si vanta di disconoscere. L’edizione in DVD del 2008, da 138’, ha riportato alla luce più nudi e il passo sonnambolico di alcune scene. Oggi di culto, l’opera quando uscì non destò alcun clamore, costringendo il regista a un silenzio di cinque anni.

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