Grottesco, Recensione

LUNGA VITA ALLA SIGNORA

NazioneItalia
Anno Produzione1987
Genere
Durata105’

TRAMA

Sei ragazzi della scuola alberghiera sono scelti come nuovi aiuto-camerieri nel castello della “Signora”, per una sontuosa cena in occasione del suo compleanno, con commensali VIP da tutto il mondo.

RECENSIONI

Splendida rappresentazione metaforica del potere finto e giocato sulle apparenze, compiuta attraverso la cronaca di un banchetto regale che riunisce la crème del potere politico e finanziario alla “corte” di una vecchia signora, presenza muta inquietante, raffigurazione di un vertice d’autorità davanti a cui i commensali si prostrano, “signorile” (soprattutto in confronto agli altri) ma anche implacabile guardiano, dittatrice di “pietanze” e riti sociali opprimenti nell’etichetta e nel galateo. In questa allegoria dell’alta società tra il realistico, il fantastico e il grottesco amarognolo, anche le musiche sono “da tavola” (di Telemann) e ci sono ladri e cafoni, anime spente (“l’angelo”) ma anche “pecore nere” che si dilettano a trasgredire le regole, sempre pronte, però e all’ultimo, a obbedire agli ordini (il figlio o nipote della “Signora”). Poi ci sono gli “impuri”: giovanotti che Ermanno Olmi ha pescato tra la folla, regalandoci memorabili visi qualunque, mai enfatici, proprio come il suo cinema accarezzato ma pregnante. Infoltiscono le fila della servitù perché siamo di fronte a un apologo di classe: il loro è un ingresso nel mondo del lavoro, tema caro a Olmi quasi quanto quello della disumanità strutturale della società moderna (un castello degli orrori da cui è meglio fuggire) o quello della critica nei confronti della borghesia attraverso il desco (vedere, ad esempio, il cenone di Capodanno in Il Posto, 1961). Questo Pranzo di Babette (film coevo) è giocato quasi tutto, in modo mirabile, più sugli sguardi che sulle parole, con tocchi magistrali quasi sempre sul filo dello sguardo affettuoso o della tensione (la cattura dello sguardo della bella commensale attraverso un flashback subitaneo; i primissimi piani sul suo viso; il gioco circolare del papillon lungo la via di fuga…) e una parte finale più opaca, che perde un poco di vigore e non chiude tutte le annotazioni.

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