TRAMA
Un dodicenne e sua madre, single, vivono vite separate. Il ragazzo trascorre la giornata da solo, mentre la donna lavora ed esce con gli amici. La solitudine è per il ragazzo fonte di libertà ma anche causa di sofferenza. Le sue esplorazioni fanno gradualmente emergere il cupo contrasto tra le regole della società e le leggi della natura. Presto il delicato equilibrio del mondo interiore del ragazzo viene infranto da eventi imprevisti.
RECENSIONI

Già responsabile del pregevole The Passage, Roberto Minervini si limita qui, alla maniera dei Dardenne degli esordi, ovvero senza investire di simboli il “reale” finzionalizzato, a seguire la routine del giovane protagonista, captando quasi esclusivamente i gesti minimi più insignificanti, assegnando a poche, lapidarie battute il compito di forgiare le identità dei suoi personaggi. Sfiorando, e schivando, il rischio di manicheismo e compiaciuto vittimismo, il regista sfuma i contorni dei due “poli” dell’azione (il ragazzo, la madre alcolizzata) al fine di problematizzarne ragioni, torni, motivazioni e responsabilità. In questo senso, il finale, estrema richiesta d’amore e attenzione lanciata dal figlio alla madre, da molti criticato perché consolatorio e conciliante, costituisce non certo una chiusura, ma una definitiva apertura all’“altro” (al carnefice più che alla vittima designata) che spiazza e commuove, permettendoci di riattraversare il racconto a ritroso e piangere, in luogo di indignarsi, delle inettitudini e delle umane bassezze.
