Mélo, Recensione

LO SPECCHIO DELLA VITA (1959)

Titolo OriginaleImitation of Life
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1959
Genere
Durata124’

TRAMA

Lora, aspirante ma frustrata attrice vedova, accoglie in casa una governante senzatetto di colore e la figlia mulatta. Quest’ultima si vergogna di sua madre e si finge bianca.

RECENSIONI

L’imitazione della vita del titolo originale ha vari riferimenti, fuori e dentro la finzione: stigmatizza il razzismo, la vergogna per le proprie origini e il fascino perverso del successo, ma fa anche indirettamente riferimento alle cronache sull’attrice Lana Turner, che aveva un rapporto conflittuale con la figlia la quale, proprio durante la lavorazione, fu processata per l’omicidio dell’amante materno, il gangster Johnny Stompanato. Il personaggio principale e positivo (l’ottima Juanita Moore), infine, è un’afroamericana che vive nella semplicità, all’insegna di valori che le permettono un’uscita di scena gloriosa. È l’ultimo e probabilmente il più noto, se non il più riuscito, dei melodrammi dello specialista Douglas Sirk, che si rifà a una pellicola anni Trenta di John M. Stahl modificandola stilisticamente (grandangoli, colori, spazi chiusi), nei toni (la figura materna è meno positiva, aumentano i chiaroscuri e la cifra del mélo sostituisce commedia e commedia sentimentale) e nei sottotesti (la centralità della figura della mulatta; i riferimenti al cinema sostituiscono il percorso di successo nella vendita di frittelle del film di Stahl; la morale dell’operazione fustiga più che educare gli animi). Technicolor squillante e stilizzato adorato da Fassbinder, giocato anche nei costumi: Lora è sempre immersa nel rosa, Annie nel nero, vale a dire personaggi a tinta unica, che si specchiano l’una nell’altra.

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