TRAMA
Nella colonia penale dell’isola di Ojeda il segretario è un uomo d’onore che vorrebbe migliorare le condizioni di oppressione dei detenuti ma, innamorato della moglie del governatore, riesce a farlo solo abbassandosi a ordire complotti.
RECENSIONI
In Messico dal 1947, Bunuel girava, per lo più in bianco e nero, drammi realistici di impatto ma non solo spettacolare: questo, con cast francese per la co-produzione (è l’ultimo film di Gérard Philipe, qui in coppia con una sensuale Maria Felix), è un film fortemente politico, attraversato da una marcata indicazione etica, dove la drammaturgia di genere è nobilitata da un sincero spirito democratico e da una aggressività formale non comune, a rimarcare la presenza dell’autore dietro le produzioni apparentemente più “popolari”. Parte come un documentario in cui la voce fuori campo ci illumina sulla realtà politico/geografica dell’isola di Ojeda e termina disegnando un apologo morale attraverso la figura del protagonista, pronto a pagare un’onta (combatte i nemici con gli stessi mezzi meschini) e a liberarsi con la morte (fra eros, amour fou e morte affrancatrice si muove molto cinema dell’autore). È il racconto di quattro categorie in cerca di libertà: il popolo oppresso dal totalitarismo, i carcerati maltrattati da una giustizia sommaria, la donna prima vittima della società borghese, gli idealisti che temono di mettere in pratica le proprie teorie. Non passa inosservata la rabbia con cui Bunuel descrive una classe dirigente squallida, nel pubblico (politico) e nel privato (come maltrattano le donne), il pessimismo di fondo (tolto uno ne restano mille simili a governare), il consueto gusto torbido-sadico nelle sequenze più erotiche (Maria Felix, ignuda e umiliata, cui viene intimato di non togliere calze e tacchi a spillo) o violente (quando il marito la percuote). Quasi tutto girato in esterni, con almeno un tocco di classe esibito all’inizio (Philipe che pare riflesso in uno specchio tondo e che invece, allargando il campo, è “incorniciato” in un arco del palazzo e compaiono in primo piano i due amanti che si baciano), era poco amato dal regista spagnolo, ingiustamente.

