Drammatico, Recensione

L’INVENZIONE DI MOREL

TRAMA

Un uomo naufraga su un’isola deserta e scopre un’anomala costruzione: dentro non c’è nessuno, ma l’uomo inizia a intravedere una donna e varie coppie danzanti.

RECENSIONI

Dopo un cortometraggio, l’insegnamento al Centro Sperimentale e qualche inchiesta televisiva, Emidio Greco esordisce nel lungo di fiction, trasponendo il labirintico romanzo dell’argentino Adolfo Bioy Casares (1940), già ridotto per il piccolo schermo francese nel 1967. Opera raffreddata, straniata e sperimentale che esplora l’isola mentre pedina il naufrago nei silenzi, osserva il suo sguardo mesto, cullato dall’ossessivo rumore del vento e dei suoi passi, stagliandone la figura solitaria in campi lunghi. L’Avventura (Michelangelo Antonioni) de L’Ultimo Uomo della Terra incontra una cattedrale nel deserto (splendide scenografie di Amedeo Fago) e si entra Ai Confini della Realtà per finire verso Dorian Gray, con troppe, volute, ambiguità. Il talento nella messinscena di Greco è più cerebrale-letterario che cinematografico, i suoi sono sopralluoghi (estenuanti, anche) in vista di metafora, più che ricerca estetica, ma l’opera è assolutamente originale.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film