TRAMA
Mathieu è un famoso attore parigino di mezz’età, mentre Alice è un’insegnante di pianoforte di dieci anni più giovane che vive in una piccola località di mare bretone. I due, che non si vedono da quando si sono lasciati 15 anni prima e che nel frattempo si sono rifatti una vita, si ritrovano quando Mathieu, in un momento di crisi professionale ed esistenziale, visita improvvisamente lo stabilimento termale del posto fuori stagione.
RECENSIONI
Normandia. Un uomo si aggira inquieto e stralunato per le stanze e i corridoi di una SPA di lusso. Pochi indizi sulla sua identità, qualche telefonata, riviste di gossip con articoli a lui dedicati. Chi è? Cosa fa lì? Poco alla volta i nodi vengono sciolti. La lunga e misteriosa introduzione che Sthéphane Brizé dedica al personaggio di Mathieu (Guillaume Canet) - spiato e tallonato talvolta in modo buffo e divertente - è funzionale al senso del tempo che il regista sceglie per suggerire lo stato di smarrimento in cui versa il protagonista. È un tempo sospeso quello di Mathieu, alle prese con una crisi professionale ed esistenziale. È inverno. Il vento spira forte, le onde si infrangono sulla costa. L’incontro inaspettato e casuale con Alice (Alba Rohrwacher), sua ex fidanzata, nonché vecchio amore finito male, riattiva la memoria e genera nuove prospettive e cortocircuiti emotivi. I due amanti si ritrovano, inaspettatamente, alla resa dei conti. Soprattutto Alice, divisa tra languore e disprezzo. Brizé riflette sulle tracce che restano degli amori (s)finiti, sui nodi da sciogliere, i traumi e i rimossi. Un romanticismo dolente che accarezza, liquido, corpi e sentimenti. Le occasioni dell’amore è un film di parole e gesti, di rimpianti e recriminazioni. Di primi piani in grado di cogliere, grazie alla finezza espressiva degli interpreti, la nostalgia, lo smarrimento, lo struggimento. Sui loro volti, illuminati da una luce bianca e perlacea, un ventaglio di emozioni che passano dalla sorpresa all’imbarazzo, dalla rivalsa alla colpevolezza, dalla seduzione all’eros. Mathieu è un attore che ha abbandonato, per senso di inadeguatezza, a pochi giorni dal debutto, una pièce teatrale. Alice è una ex pianista italiana. Si sono amati, a Parigi, 15 anni prima. Lui ha lasciato lei nello sconforto e nella disperazione. Sthéphane Brizé disseziona le ragioni della fine di un amore e realizza un passo a due dolente e malinconico sulle occasioni mancate, sugli appuntamenti perduti - “fuori stagione” (Hors-saison, il titolo originale) - che rischiarano prima della tempesta. La Francia occidentale, con le sue coste selvagge, fa da contrappunto ad un amore (forse) ritrovato che naufraga sotto i colpi del destino beffardo. Di ciò che poteva essere e non è stato. Una sinfonia di sguardi, non detti, parole taciute, altre rivendicate, promesse infrante, dolori non elaborati per uno dei film più struggenti e crepuscolari degli ultimi anni.
