Animazione, Avventura, Recensione

LE AVVENTURE DI SAMMY

Titolo OriginaleSammy's avonturen: De geheime doorgang
NazioneBelgio
Anno Produzione2010
Genere
Durata88’
Sceneggiatura

TRAMA

1959: la piccola tartaruga marina Sammy, appena nata, s’incontra con quella che vorrebbe fosse la sua compagna, Shelly. Il resto degli anni, però, li passa con l’amico Ray, alla deriva su di una zattera di fortuna, finché la pesca a strascico non li divide.

RECENSIONI

La belga nWave pictures (fondata da Ben Stassen nel 1994), dopo l’avventura spaziale di Fly me to the Moon (primo film d’animazione ad essere stato interamente girato con tecniche stereoscopiche), riprova a immettersi nel redditizio mercato internazionale dell’animazione digitale, girando in inglese con doppiatori di richiamo. Stassen, sulla carta, è un esperto in materia: ha iniziato con prodotti per gli IMAX, ha diretto documentari animalisti (vedi, qui, gli urlati ed artificiosi appelli pro-Greenpeace) e, in seguito, s’è dedicato alla tecnologia 3D. Ma gli manca un’idea di cinema: qui scimmiotta spudoratamente la Pixar e il suo Alla Ricerca di Nemo, affidandosi però ad una sceneggiatura priva di invenzioni e ad una regia che, 3D o non 3D (il film è stato progettato per sfruttarne l’effetto, fra oggetti che “escono” dallo schermo e profondità di campo), non dona mai un sussulto, un personaggio degno di attenzione, un’espressione che trasporti la benché minima emozione. Non c’è nemmeno una storia: mentre il fastidioso Io narrante continua a vantare quali meravigliose avventure Sammy abbia vissuto o quanto sia simpatico il suo amico Ray, non ne siamo mai testimoni diretti, la noia dilaga e la faziosità della divisione del genere umano in distruttori della Terra ed ecologisti rivela la macchinosità di tutta l’operazione, con un mood (canzoni ritmate-orecchiabili comprese) alla disperata ricerca di divertimento e sentimento in mancanza di talento drammaturgico. Il software utilizzato per alcuni animali è terrificante (il gatto, ad esempio, riporta alla memoria i primi approcci digitali dei videogiochi): non male, invece, l’espressività raggiunta con le tartarughe, la cura per certi fondali e l’effetto colore.

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