TRAMA
Primi del 1900: il milionario André Laroche è anche, in realtà, il noto ladro Arsenio Lupin, abile nei travestimenti: lo scoprono prima una manicure, poi una baronessa tedesca scaltra.
RECENSIONI
L’eroe di Maurice Leblanc era stato già visitato, nel periodo sonoro, da Hollywood nel 1944 (regia di Ford Beebe, con Charles Korvin) e nel 1932 (John Barrymore diretto da Jack Conway): torna in patria e nelle mani del suo autore di polizieschi più rappresentativo, che però delude nel ritmo lasco e nei toni leggeri che dimenticano il gotico e il romanticismo dello scrittore. A impressionare favorevolmente sono la ricostruzione d’epoca e la satira tipicamente beckeriana (vedere il suo Edoardo e Carolina) del mondo snob dell’alta società, fra ricchi, collezionisti d’arte e potenti a vario titolo in cui, stranamente ma senza portarne a compimento il trattamento, il regista infila anche Arsenio Lupin (vedi come maltratta i subalterni). Si passa da un colpo all'altro, più attenti alle dinamiche ladresche (non così entusiasmanti) che ai personaggi.

