Drammatico, Recensione

L’AQUILA A DUE TESTE

Titolo OriginaleL’Aigle à deux têtes
NazioneFrancia
Anno Produzione1947
Durata95’

TRAMA

In un regno europeo immaginario, la regina, con il volto coperto, da dieci anni piange l’amato re assassinato. Una sera entra nella sua stanza un fuggiasco identico al sire, un anarchico che pare avere l’incarico di ucciderla. Lei lo esorta a compiere il suo dovere.

RECENSIONI

Artista eclettico e sorprendente, Jean Cocteau rifuggiva dall’opera intellettualistica, preferendo una forma popolare in cui sperimentare le dimensioni oniriche, surreali e surrealistiche, con l’intento di dare forma a una poesia diretta, interprete di fantasie e passioni. Questa fiaba nera vive dello sfarzo scenografico (l’autore ricostruisce anche una cittadina in miniatura per permettere a Edwige Feuillère di esercitarsi nel tiro a segno), del découpage barocco (la regina: “Curo la mia morte”; il montaggio stacca repentinamente da figura intera a primo piano a primissimo piano), della figuratività ed essenza gotica (il castello, l’amore per tutto ciò che è sinistro e che gli altri temono), del romanticismo (lo sposo perduto e rievocato ogni notte come un fantasma), del decadentismo (il suicidio dei due innamorati, la morte agognata), dell’interpretazione magnifica di Edwige Feuillère (regina ferma, autoritaria ma non meno sentimentale), di splendidi dialoghi poetici (Jean Marais interpreta un poeta anarchico: “Sogno di diventare tragedia”), di critiche sociali, metafore politiche ed esistenziali (il re come il suo orgoglio, per cui gli altri non esistono finché non entrano nel raggio d’azione in cui essere comandati) e della tragedia (si cita l’Amleto, mentre l’aquila a due teste indica la complementarietà dei protagonisti su fronti avversi, due idee, due solitudini, due fuggiaschi). La vicenda, ambientata in un regno immaginario con evidenti riferimenti all’Austria, ai tempi fu considerata di cattivo gusto: semmai, a Cocteau vanno rimproverati certi bruschi passaggi della sceneggiatura tratta da una sua opera teatrale, che denudano lacune esplicative o creano un involontario distacco dall’aderenza emotiva per la palese inverosimiglianza di alcuni moti umani (difetto del regista già riscontrato, in misura minore, in I Parenti Terribili). In questo senso, tutta l’ultima parte va un po’ a rotoli fra improvvise dichiarazioni d’amore e atti sconclusionati (il suicidio dopo la decisione di vivere e combattere i prepotenti).

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