L’ANGOLO BUIO – LA SEGRETARIA DI HITLER

Anno Produzione2002

TRAMA

La signora Traudl Junge dall’autunno del 1942 è segretaria privata di Hitler. Muore nel 2002, pochi giorni dopo la presentazione di “Im Totel Winkel” al fetival internazionale del cinema di Berlino.

RECENSIONI

La signora Junge, seduta su una poltrona guarda uno schermo televisivo brani dell'intervista di alcuni giorni prima (solo ora ce ne si rende conto): aveva raccontato della sua giovinezza, della casualità delle conoscenze che l'avevano portata alle prove ed al colloquio per essere segretaria del führer, la timidezza, la sfrontatezza delle giovane età. L'inquadratura è quasi uguale, mutano il colre del maglione ed il foulard, ogni tanto accende una sigaretta: piano americano, di tre quarti, frontale, rarissimi avvicinamenti. Parla con sicurezza ma il commento  crudele con sé stessa, si dice d'esseri impelagata in sciocchezze. Perché? Perché lei era lì, al centro del potere sconfitto dello scorso secolo, non se ne rendeva conto, nulla trapelava dei campi di concentramento, della guerra nei dati. Avrebbe potuto fare qualcosa? Ma non l'ha fatto, non sapeva, era abbagliata o solo giovane, od entrambi. Per i seguenti ottant'anni, passando per Norimberga, per un silenzio lunghissimo, per un'esistenza da costruire la responsabilità si è unità alla consapevolezza di non poter più agire sul passato. La continua sconfitta di una vita che ora vede, al termine, malata di tumore (lo si scopre solo alla fine) con occhi che hanno superato la disperazione per approdare al nulla del racconto. Quindi parla, inanella memorie, personaggi, i giochi e la merenda nel bunker con i figli di Goebbels sono strazianti ma distillati nella chiarezza di frau Junge, quasi distante.
Disperato e trattenuto, rigoroso Im totel Winkel non indaga, lascia libero corso, novanta minuti di racconto su sette ore d'intervista schiacciante, colma di mistero umano, non si concede alcuna riconciliazione allo spettatore lasciato a passare dallo scetticismo iniziale (un senso di colpa indimenticabile per chi scrive) alla rassegnazione per la narrazione che alla fine sfocia nei dovuti quadri esplicativi.
I paragoni con gli shoa movies sono immorali e disgustosi.

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