TRAMA
Di ritorno dal teatro dell’Opera, gli artisti e altri amici sono ospiti a cena nella villa di una coppia da cui, stranamente, la servitù fugge. Di notte, ancora più stranamente, nessuno riesce ad andarsene: gli invitati scopriranno di essere prigionieri del salone.
RECENSIONI
Geniale parabola allegorica che ha la struttura del film dell’orrore (vedi, su tutto, il finale che reitera l’incubo ingrandendolo) e prende le mosse, oltre che dalla piéce inedita “Los naufragos de la calle Providencia” di José Bergamin, da alcuni passi della Bibbia (Libro delle rivelazioni) dove, riconosciuta l’indissolubilità nell’animo umano di vizio e virtù, l’angelo sterminatore arriverà a scinderli, per liberare l’uomo da quella schiavitù. Il plot esoterico, para-religioso-metafisico, giallo e infine thriller/horror (la mano assassina stile Il Mistero delle Cinque Dita), però, punta soprattutto ad altro, a smascherare la classe borghese che si cela dietro rituali e assenza di sentimenti. La costringe alla promiscuità, a tutto ciò che più odia (il confronto forzato) affinché riveli il lato oscuro, l’egoismo, la violenza, la perversione sessuale, l’arrendevolezza. Nel finale, però, Bunuel condanna tutta l’umanità con un giudizio universale in cui, contrariamente alla mitologia cristiana, non c’è redenzione. Quelle che paiono provocazioni dada, all’inizio, come le pecore e l’orso o l’invitata con zampe di gallina nella borsetta, non sono del tutto irrazionali nell’evocare il contesto e sono nulla, comunque, di fronte al mistero del miracolo, dell’incubo, della situazione paradossale in cui si trovano i protagonisti presi in un incantesimo, prigionieri di se stessi (infatti non vogliono uscire, prima di non riuscirci). Solo gli innocenti attraversano il cerchio esoterico (che potrebbe essere il proscenio degli attori): gli agnelli e, ma solo per pochi passi, un bambino. L’approccio è corale e ogni episodio definisce i vizi dei personaggi: soprattutto per i tempi, un film-mosca bianca nella sua licenziosità (come lo sposo tocca la sposa), nel plot “maledetto” dove Bunuel innesta alla perfezione la sua realtà grottesca: ebbe a dire, in seguito, che avrebbe rifatto il film, più feroce nel mostrare a quali abiezioni i borghesi alle strette possono arrivare.

