TRAMA
Il bambino felice – due poveri coniugi vogliono abbandonare il quarto neonato perché sia cresciuto da una ricca famiglia e non diventi paralitico come gli altri. La nascita di una vecchia – un malato di mente vive con la madre paralitica. L’ambulante – un ambulante teme che il suo boss voglia farlo fuori.
RECENSIONI
La nascita e la morte, la paralisi e l'abbandono in tre episodi tanto diversi quanto legati a filo doppio. Sono tre soggettive (la prima è filtrata dall'ignoranza, la seconda dalla follia, la terza dalla paura) che si dipanano fra l'orrore, il grottesco, il realismo sociale e la matrice visionaria. A differenza di Kiarostami, Makhmalbaf è per l'affabulazione totale, usa il cinema e la realtà come trucco esibito, amplificandone i segnali con preziosismi tecnici e simbolismi vari (ad esempio, quelli animali: nel primo episodio c'è la nascita di un vitellino, nel secondo un gatto intrappolato in una pentola, simbolo della follia, nel terzo una pecora viene sgozzata). Apre e chiude la sua pellicola con l'immagine kubrickiana di un feto, sulle note del bellissimo commento musicale di Majid Entezami. Il primo episodio, liberamente tratto da "Il pupo" di Moravia, racconta una tragedia, senza toni melodrammatici o pietistici, avvicinando la commedia (la figura del padre diventa quasi "caricaturale" con il doppiaggio enfatico: Makhmalbaf non usa la presa diretta), sfiorando Ladri di Biciclette (quando sono insultati dalla folla) e chiudendo con un effetto shock di cattivo gusto (le urla finte e il montaggio "horror" strumentalizzano dei veri "freaks", i bambini malati di mente). Nel secondo siamo dalle parti di Psyco, ma sempre sul filo del grottesco (quando cammina per strada, il protagonista ricorda addirittura Pee-wee Herman). Le soggettive della vecchia sono in bianco e nero, le sue visioni felliniane. Una favola amara. Il terzo racconto è un esemplare brano di tensione, tanto raffinato nella messinscena (il gioco di luci nel bar e nel sotterraneo) quanto il primo episodio sembrava amatoriale nei suoi “errori” di montaggio (l'ambulanza parte/stacco/l'ambulanza è ancora ferma). Le fantasie sono "western" al ralenti, il gioco fra soggettiva e realtà è splendido. E torna il pendolo della vecchia, simbolo di morte.

