TRAMA
1519: Tullio e Miguel, simpatici furfanti spagnoli, hanno la mappa per El Dorado e, per una serie di fortunate coincidenze, ci arrivano prima del temibile Cortez. È un luogo colmo d’oro, abitato da indigeni adorabili, ma con un sanguinario sacerdote.
RECENSIONI
Forse l'opera migliore fra quelle che la DreamWorks sfornava in pieno monopolio della Disney, scimmiottandola senza stilemi propri, se non quello di puntare di più sui caratteri umani (vedi Il Principe d'Egitto): fra buffonate, fantasy, canzoni (in originale di Elton John: interesse che scema completamente con le versioni nostrane) e simpatici animali, è evidente l’omaggio alla serie di film con Bob Hope e Bing Crosby (che iniziavano tutti con “The road to…”) e L'uomo Che Volle Farsi Re di Rudyard Kipling. Quattro registi: se Bibo Bergeron è un “mercenario” delle produzioni mondiali (gli Asterix francesi, le opere di Don Bluth e dell'indipendente Bill Kroyer di Ferngully), Will Finn (accreditato come regista di scene aggiuntive) è invece un veterano della sola Disney (ha lavorato anche per Aladdin, che quest’opera richiama molto). Don Paul è l'esperto di animazione digitale 3D (qui l’animazione tradizionale si occupa dei personaggi e dipinge i fondali, il computer, invece, muove tutti gli oggetti inanimati). Dal canto suo, David Silverman (anche lui “regista di scene aggiuntive”) è uno storyboard artist, regista dei “Simpson”: ha apportato una sana comicità.

