TRAMA
Una ragazza viene violentata ed uccisa da un portaconsegne che il tribunale scarcera per un cavillo giudiziario. La madre della vittima lo pedina e scopre che c’è una potenziale nuova preda.
RECENSIONI

Film di genere sull'abusato tema della vendetta privata, con Sally Field nel consueto ruolo di "madre-coraggio". Sotto le mani di Schlesinger, però, l'emozione si fa potente ed il soggetto si riveste di accenti autorali e di stile, grazie a particolari inusitati (la strafottenza dell’impiegata del tribunale), ad uno sguardo personale, ad un passo che evita, volutamente, i luoghi comuni (la madre che quasi scoppia a ridere durante il funerale della figlia). L'unidimensionale uomo nero di Sutherland, da segno approssimativo, diventa il simbolo stilizzato della violenza urbana e il mezzo per aumentare lo sdegno. L'invettiva non addita banalmente il cavillo giudiziario che scarcera i rei, è rivolta contro il "sistema" sociale e le sue disfunzioni, come nel miglior cinema statunitense del regista (Un Uomo da Marciapiede), e si fa largo nel plot di maniera attraverso una sagace cura nel dettaglio che osserva il degrado umano e metropolitano. Come in Uno Sconosciuto alla Porta, il regista è maestro nella costruzione del thriller, dell'incubo fra le mura domestiche e della conseguente rabbia in crescendo. La sequenza dello stupro in apertura è, in questo senso, terribile, con la sua "morte in diretta" e l'indifferenza dei concittadini imbottigliati nel traffico. Nel cinico, inatteso finale, dopo una più prevedibile predica contro la violenza, la sceneggiatura invita ad usare l'inefficacia della Legge a proprio vantaggio, come fanno i delinquenti. Da più di vent'anni Schlesinger pungola l'"american way of life", ora prende atto, denunciandola, dell'esasperazione odierna del singolo. La Field, ossessionata e sfiduciata dalla disgrazia, cerca la legge del taglione, non demanda più nulla alle istituzioni. S'inserisce anche un discorso più ampio sulle rigidità di ruolo: la protagonista acquista sicurezza, costringe il marito a stare sotto quando fa l'amore. La virilità (prendere la situazione in mano) è un fattore culturale, non genetico.

