LA PLUIE DES PRUNES

Anno Produzione2007

TRAMA

François è a Tokio per tre settimane: assiste alla preparazione di un adattamento teatrale delle sue opera letterarie. E’ con lui la nonna che, dopo un ictus, non parla più.

RECENSIONI

A dare lo spunto alla storia un’esperienza vissuta realmente dal regista che, partito per il Giappone, a confronto con una lingua e una cultura lontanissima dalla sua, pensò alla sua lingua madre come a una sorta di terra alla quale aggrapparsi, l’unica cosa che potesse considerare veramente sua. Il film gioca tutto su questo confronto continuo tra il protagonista, scrittore le cui opere stanno per essere portate sulla scena (e l’incomprensione dell’idioma diviene anche un alibi per non ammettere l’incomprensione del suo proprio lavoro) e il contesto nel quale è calato, Tokio in pieno Tsuyu, la stagione dei monsoni durante la quale caldo tropicale e umidità rendono il clima intollerabile. François osserva come da dietro il vetro questo mondo di cui non comprende le dinamiche e la ritualità ma è proprio in questo modo che comincia a percepire se stesso al meglio, immerso in un ambiente così estraneo e privo di implicazioni personali. L’incomunicabilità che lo circonda lo riporta sui passi della nonna che l’accompagna, donna costretta al silenzio dalla malattia, con la quale lentamente, prima con difficoltà e qualche sforzo, poi sempre più semplicemente, ritrova un contatto pieno e confidenziale. Il regista si prende i suoi tempi, non scade mai nel sentimentalismo (la scena del reciproco scambio di ricordi è la migliore del film), e dirige un film piano (a tratti fin troppo statico) ma sincero e ben interpretato (si rivede con piacere una bravissima Adriana Asti).

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