Drammatico, Recensione

LA NATURA AMBIGUA DELL’AMORE

Titolo OriginaleLove and human remains
NazioneCanada
Anno Produzione1993
Durata100’

TRAMA

David ha appena preso parte a una serie TV e torna in città, lavorando come cameriere: un collega s’innamora di lui, la sua coinquilina è indecisa se buttarsi in un rapporto etero oppure omosessuale. Un serial killer semina il panico in città.

RECENSIONI

Il titolo originale della commedia statunitense da cui è tratto (è la prima pellicola in inglese di Denys Arcand) è "Resti umani non identificati e la vera natura dell'amore": uno sguardo acido sui costumi sessuali degli anni Novanta, con lo spauracchio del "male del secolo" (AIDS), il bisogno di amare sempre più inappagato dalle crisi e le confusioni d'identità di genere. Arduo comprendere se le dinamiche amorose mostrate siano solo una frustrante ossessione (il serial killer) o il miglior campanello d'allarme di relazioni sempre più false, usa e getta, dove il disordine sessuale è un inutile tentativo di sfuggire alla solitudine. Arcand non ama dare giudizi, preferisce l'ambiguità: una cifra stilistica faticosa (pare non concludere mai) ma affascinante, doverosa quando si tratta di sentimenti, psicologie e situazioni ai limiti. È un dramma umano/thriller/giallo con il passo della commedia via via grottesca (il "western sadomaso"), sofisticata (i due amanti che appaiono in contemporanea) e, soprattutto, "nera": anche le situazioni più bizzarre possono così essere percepite come comuni, permettendo all'autore canadese di raggiungere lo scopo del suo cinema, cantore del declino della società moderna attraverso i suoi estremismi in campo affettivo e sessuale. Violenza, sadomasochismo, indecisioni omo-etero anche paradossali, pazzi assassini in circolazione, playboy frustrati, prostitute e una sfilza di amori non ricambiati, impossibili. È questa la vera natura dell'amore, un caos che si specchia nell'onnipresenza del mezzo televisivo (in cui trasmettono anche Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo)? Arcand non emana sentenze e resta possibilista, perché può darsi che qualcuno, nel disordine, riconosca gli affetti sinceri, allo stesso modo in cui la medium, imponendo le mani, scopre l'orrore nella testa del serial killer: in quel momento conoscitivo è come se, per un attimo, lo esorcizzasse dal mondo. Fra interpreti tutti dotati, Thomas Gibson è impagabile, mentre il regista procede per magnifici simbolismi (per esempio, per sottolineare i “cambiamenti” nel finale: il gatto viene fatto entrare in casa, la segreteria telefonica è meno “stravagante”; oppure la potenza del suicidio… sottotono).

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