TRAMA
Howard Roark, architetto visionario, non accetta compromessi: le sue creazioni non devono essere intaccate dal gusto più tradizionale o popolare. Ottiene un ingaggio ma l’opinione pubblica e il giornale del potente magnate Gail Wynand gli fanno la guerra: anche la giornalista innamorata di lui, infine, sposa il magnate per non accompagnarsi a un uomo che sta per essere fatto a pezzi.
RECENSIONI
È tratto dal romanzo filosofico (e politico, di propaganda anticomunista) della russa naturalizzata americana Ayn Rand, anche sceneggiatrice, che all’ideologia dell’individualismo ha dedicato la carriera. L’opera è un capitolo molto insolito nella filmografia del “tradizionale” (almeno in una seconda fase della carriera) King Vidor: al centro del suo melodramma ideologico c’è l’architettura (la figura di Howard Roark è ispirata a quella di Frank Lloyd Wright), la cui arte asseconda con ombre espressioniste che non realizzava dai tempi del cinema muto, stagliando geometrie azzardate oppure infilando, dove può, evocativi sfondi architettonici. Purtroppo l’opera è a tesi e, dall’elegia della figura integerrima e fedele a se stessa, si passa a quella dell’individualismo contro il collettivismo, con tesi argomentate ma personaggi sempre più sopra le righe (soprattutto quello di Patricia Neal). L’arringa finale in aula di tribunale, comunque, lascia il segno. Gary Cooper ancora architetto dopo Sogno di Prigioniero.

