TRAMA
Fester Addams, sparito anni prima nel Triangolo delle Bermuda, riappare improvvisamente. Ma c’è qualcosa che non quadra…
RECENSIONI
La simpatica famiglia “horror” fu creata dal vignettista Charles Addams per il New Yorker nel 1938, ma è all’indimenticabile serial in bianco e nero del 1964 che s’ispira la produzione (travagliata, per riscritture, crescita dei costi e indisposizioni del cast tecnico), rendendogli onore nella riproduzione fedele di spirito nero e adorabili personaggi. Purtroppo, anche la trama-pretesto (sceneggiatura di Caroline Thompson e Larry Wilson) è talmente esile da ricordare quella di un episodio televisivo, ma la regia dell’esordiente Barry Sonnenfeld (direttore della fotografia dei fratelli Coen e di Rob Reiner, fra gli altri) fa davvero la differenza, per come sa valorizzare i dettagli (spesso stacca dai personaggi per osservare i simpatici orrori disseminati in casa), le scenografie (il “vittoriano” della loro sinistra abitazione che contrasta con il moderno della borghese zona residenziale), i costumi, gli effetti speciali magicamente invisibili, la dinamicità della macchina da presa (che, ad esempio, sfreccia rasoterra per seguire ‘Mano’). Tutto contribuisce a ricreare l’atmosfera giusta, da commedia macabra. Vola molto più in alto la seconda parte, per divertimento e invenzioni. Gli interpreti sono tutti bravi, compresa una straordinaria Anjelica Huston protagonista delle migliori gag diaboliche che, però, fa rimpiangere la bellezza dark della Mortisia originale (televisiva).

La singolare famiglia creata dal disegnatore Charles Addams esordisce al cinema con questo film di Sonnenfeld, che fra spassose scenografie (il décor della serie televisiva anni ’60 si fa ancor più tetro e barocco), consumate abilità recitative (la palma spetta forse a una Christina Ricci semplicemente perfetta nel suo quieto furore), tracce di blando humour nero (Morticia maestra d’asilo è un tocco di genio) e inserti vagamente horror (i Freaks del ricevimento) riesce a far (più o meno) dimenticare la mano tutto sommato anonima che governa l’insieme. Naturalmente gli Addams possono apparire mostruosi solo ai piccoli borghesi acidi e profittatori che li circondano: del resto, l’appartenenza a una famiglia va oltre l’interessata e fasulla voce del sangue, presentandosi come ritrovata complicità (la metamorfosi del finto Gordon) o inedita autocoscienza (la conversione di Margaret). Il sequel, a regista e cast (quasi) immutati, sarà comunque più convincente nella miscela di macabra tenerezza e satira graffiante.

