TRAMA
Alcuni amici, ogni mercoledì, portano a cena un cretino per ridergli alle spalle. Pierre, con il colpo della strega e abbandonato dalla moglie, questa settimana non può parteciparvi ma si ritrova il “cretino” fra i piedi.
RECENSIONI
Il più grande cretino si crede furbo e giudica gli altri dei coglioni. Veber apparecchia per uno, due, tre imbecilli e l'ultima portata la riserva ai presuntuosi che, all’esterno, appaiono sprovveduti come chi canzonano. Di rompiballe (Il Rompiballe, 1973), capre (La Capra, 1981) e strane coppie (da Il Vizietto a Buddy Buddy) è piena la sua opera (in vesti di commediografo, sceneggiatore o regista), spesso giocata sugli equivoci e i giochi di parole. Ritrova il successo trasportando sul grande schermo e in formato anamorfico questa sua piéce teatrale, in cui l’idea da Amici Miei della caccia al cretino per una zingarata (durante una cena: spunto antico, almeno dai tempi di Spirito Allegro di Noël Coward) e in vena di Una Poltrona per Due (l'uomo qualunque attirato con l'inganno), resta paradossalmente "off", si va a letto senza cena e con un aperitivo fuori programma (il cretino stravolge la vita del suo finto pigmalione). Veber, forse, avrebbe dovuto moltiplicare i "controcampi" (ce n'è uno solo) sulla cena che, nel frattempo, si svolge realmente da qualche altra parte, perché l’appetito resta, ma lo stuzzichino da aperitivo ha comunque titillato la papilla: Villeret, bonario impiccione combinaguai, strappa più di una risata e lo spasso si moltiplica sulle reazioni prima soddisfatte (per aver trovato un "campione" d'imbecillità) poi incredule di Lhermitte. Il crescendo di guai corre parallelo all'enunciazione di un apologo edificante in cui il bieco sfottitore si dovrà, suo malgrado, specchiare nello sfottuto (entrambe lasciati dalla moglie) e chiedere il suo aiuto. Il cocktail di Veber non è una bomba, smussa l’acidume con lo zucchero (la redenzione finale del cretino), perde l'occasione "sofisticata" di far riflettere lo spettatore sul processo di identificazione con lo “snob” (ridiamo del cretino come il mascalzone di Lhermitte) ma, grazie anche ad interpretazioni trascinanti, va giù leggero e godibile, mettendo di buon umore e salubre umiltà (c'è sempre chi ride di chi: l'ex-amante di tua moglie quando lei ti lascia, il cornuto di ieri di quello di oggi…).

