TRAMA
Fa l’autostop, uccide e deruba chi gli ha dato un passaggio: Emmett Myers è ricercato in tutti gli Stati Uniti, ma si trova in Messico e rapisce due americani, in zona per andare a pesca.
RECENSIONI
Lode a Ida Lupino, d’origine bolognese, prima donna a Hollywood a produrre, dirigere e scrivere i propri film (questo, in realtà, lo sceneggiò il proscritto Daniel Mainwaring), alla quarta opera (ufficiale) da regista: prima donna, anche, a firmare un noir, paradossalmente privo di caratteri femminili ma da manuale per la tensione. Un Detour per due malcapitati, con reazioni diverse alle minacce del criminale: uno, con calma, aspetta l’occasione giusta per reagire, l’altro non controlla le proprie ansie. Emmett Myers, invece, è sicuro di sé finché è convinto di avere tutto sotto controllo ma diventa imprevedibile, quindi più inquietante, quando è vittima del nervosismo e di fronte agli inconvenienti. A parte la perfezione del montaggio e la cognizione di causa nel linguaggio cinematografico (almeno tre pezzi di bravura: l’inizio in cui l’autostoppista non è mai mostrato in volto; la cinepresa ad altezza mirino del fucile nel gioco sadico inventato dall’aguzzino; la lunga scena notturna finale al molo), Lupino eccelle anche nella direzione degli attori e costruisce caratteri credibili (la scritta iniziale RKO avvisa: potrebbe capitare a voi; infatti il criminale è ispirato al realmente esistito Billy Cook). Trova anche una maschera splendida e inquietante in William Talman, accresciuta da invenzioni sagaci come quella dell’occhio paralizzato (Myers pare non dormire mai ed è arduo tentare la fuga di notte). Film-prototipo per tanti thriller senza tregua sotto la minaccia di un villain.

