Commedia, Noir, Recensione

KISS KISS, BANG BANG

Titolo OriginaleKiss Kiss Bang Bang
NazioneU.S.A.
Anno Produzione2005
Durata102'
Sceneggiatura
Tratto dadal romanzo Bodies Are Where You Find Them di Brett Halliday
Fotografia
Montaggio
Scenografia

TRAMA

A New York il ladruncolo Harry Lockhart finisce in un provino per sfuggire alla polizia, invitato a L.A. Come attore deve sostenere un training da detective, seguendo per un giorno il duro Gay Perry. Tutto diventa incredibilmente complicato, violento e grottesco.

RECENSIONI

C'è di che affannarsi a rincorrere e districare, alla prima visione, gli infiniti garbugli narrativi, i riferimenti culturali, metacinematografici, i salti nel buio della sceneggiatura di Kiss Kiss Bang Bang[1]: tratto da qualche pezzetto di un oscuro romanzo di Brett Halliday (“Bodies Are Where You Find Them”) ma, soprattutto, sceneggiato da Shane Black. Quest'ultimo, assieme al produttore Joel Silver, è stato l'uomo d'oro degli anni '90 essendo il ghignante colpevole degli script di Arma Letale e, per converso, capro espiatorio per l'accusa d'aver logorato il mercato con le sue tipiche esasperazioni; il drammatico flop commerciale di Spy diretto da Renny Harlin e tre anni prima quello altrettanto atroce di Last Action Hero di McTiernan sono ferite che il mercato e le Major hanno saputo condire con l'adeguata dose di sale. Il debutto registico di Black è un miscuglio compresso di abilità di scrittura, stereotipi post-moderni (surreale che esistano, vero?) e gusto fuori moda: a partire dai titoli di testa (e dal sito che consigliamo di visitare: istruttivo sulla costruzione dei personaggi) in stile anni 60 -con aggiornamenti di animazione Flash- fino alla coda posticcia, fuori registro, con quell'interpellazione, del narratore protagonista che non vuole staccarsi dal film che ha appena raccontato, strappata brutalmente da qualche campus movie di fine anni '80 o, ad essere più gentili e costruttivi, da True Romance. Se non ci fosse da considerare di fatto la personalità di Black ed il ricorrere di alcuni suoi strumenti narrativi, la coppia di protagonisti (buddy movie, sempre lui) in perenne amorevole bisticcio (un ladro idiota di N.Y. ed un occhio privato gay (Gay Perry) di L.A.), il rincorrersi di -almeno- due trame intrecciate, un meccanismo, oltretutto teorizzato nel film come ipotesi da stereotipo televisivo, stereotipo a sua volta innescato e fatto esplodere per la gioia di personaggi e spettatori, lo scarto tra folle cazzeggio verbale e scene di violenza crude e istantanee. Oltreoceano David Thomas ha paragonato il possibile effetto di KKBB (...) a quello avuto da Scream sugli slasher movies: il gioco sulle convenzione, l'autoreferenzialità esasperata, il consapevole distacco gigione dei protagonisti (Robert Downey Jr. recita col pilota automatico, una meraviglia) c'e' tutto, oltre a riferimenti a Raymond Chandler, Chinatown, al più vieto Pulp seriale (e magari pure Reindeer Games è sempre Natale quando succedono questi casini). Fuori tempo massimo, libero, sbracato ma con una piacevole eleganza di fattura, uno score musicale efficace, bellamente sfacciato.

[1] Si lascia libertà di scelta se ricondurre il titolo all'articolo di Pauline Kael, al filmucolo di Duccio Tessari oppure al curioso aneddoto per il quale un giornalista italiano coniò l'espressione per James Bond: Mr. Kiss Kiss Bang Bang

Dopo averne sfruttato la penna per un successo dietro l’altro (a partire da Arma Letale), il produttore Joel Silver favorisce l’esordio registico di Shane Black, intriso del suo riconoscibile marchio perfezionato nel tempo: buddy movie poliziesco, tracce di follia caratteriale, idee genialmente folli, trame intersecantesi e con ammiccamenti meta-testuali. In questo caso, la strana coppia investigativa è formata da un detective privato e un ladro: sullo sfondo, una Hollywood di aspiranti attori ed epigoni di scrittori di gialli. Il titolo fumettistico (che, forse, cita direttamente l’omonimo e anomalo film spionistico di Duccio Tessari, 1966; più probabilmente, richiama il modo in cui, secondo gli americani, noi italiani chiamiamo i film stile James Bond) recupera anche i titoli di testa anni sessanta, alla Saul Bass e 007 vari, e i colori sono pop: l’unico elemento urticante è l’Io narrante noir, che interloquisce troppo spesso con il pubblico fermando anche, letteralmente, la pellicola. Se le tracce in sceneggiatura sono spesso portentose, la messinscena e il montaggio di Black non hanno la stessa efficacia di quelli dei registi delle sue sceneggiature, ovvero Richard Donner (a livello drammaturgico e di costruzione dei caratteri), John McTiernan (nell’action) e Tony Scott (che, dell’universo prettamente blackiano, vale a dire Last Action Hero escluso, ha firmato la pellicola migliore, L’Ultimo boyscout). Ma le idee memorabili sono troppe per poter far finta di niente, con l’hard boiled (citazioni degli scrittori più iconici del genere, soprattutto Chandler attraverso i titoli dei capitoli in cui il racconto è suddiviso) davvero “hard”, dall’urina sul cadavere al dito troncato dall’amata, dalla roulette russa fatale (che parodia L.A. Confidential) al finale con bara appesa sul cavalcavia. Divertente e romantica anche la traccia con schermaglie amorose fra Robert Downey jr. e Michelle Monaghan; meno convincenti le battutine sui gay ma la figura omosessuale di Val Kilmer è fra le prime in un film d’azione hollywoodiano. In originale, è di Laurence Fishburne la voce dell’orso nello spot.

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