IRI (2008)

Anno Produzione2008

TRAMA

Corea del Sud. 30 anni fa un’esplosione ha distrutto la stazione di Iri, oggi Jin-seo ha 30 anni ma non una vita normale.

RECENSIONI

La ragazza bomba

Jin-seo è l’Esplosione: se lo specifico resta fuori campo, e mai sarà visto nel dettaglio, alle sue ricadute si deve la tragica gamma di stravaganze che affligge la protagonista. Le conseguenze sono somatiche: la “follia”, dovuta al trauma amniotico prenatale, la rende asettica, la priva del verbo, la costringe alla dipendenza (dalla percezione degli altri, dall’attenzione del fratello). E quando si accenna uno scatto di fuga, attraverso il mezzo della spersonalizzazione - imparare un’altra lingua, il cinese, per respingere la propria -, arriva solo il moto di riflusso: ciò che si ottiene è ancora l’abuso, sottoforma di violenza carnale, un’altra violazione del canale intimo (il grembo, il pube) che si afferma fatalmente per generazioni. Regista complesso, questo Zhang Lu, ostico da seguire tra lunghi piani sequenza e sfacciate riprese circolari (la scena dello stupro), che fa un film-metafora bagnato di segnalazioni diegetiche: il canto di Jin-seo (“Sono viva ma morta”), il ruolo complessivo della musica e la sua declinazione tramite coro (La stazione degli addii è il brano allusivo eseguito dagli anziani), la mania della pulizia da intendersi come “cancellare le tracce”, la scomparsa della giovane fruttivendola e le varie disperazioni degli altri (l’Evento colpisce anche gli umori). Una rete figurativa articolata, volutamente densa, che si compiace piuttosto della propria inossidabilità e scivola su facili accostamenti d’autore (il peggiore è il montaggio alternato conati di vomito/elezioni presidenziali) fino alla chiusa simbolica, sottilmente metalinguistica, del plastico che riproduce l’esplosione: non mostrare, ma ricostruire. In totale, però, Iri ha innegabili punti di forza: il tema scabroso della sopraffazione, dal ventre materno e poi per tutta la vita, il paradosso del fuoco che porta alla paralisi (per metonimia, della società coreana), la violenza umana come automatica prosecuzione e completamento di quella naturale.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film