Drammatico, Recensione

IO LA CONOSCEVO BENE

TRAMA

Adriana prende il sole, ascolta dischi, balla, s’accompagna a giovani ed anziani, prova a sfondare nel mondo del cinema. Uno scrittore, suo amante, la descrive come gaia che vive l’attimo senza sentire le umiliazioni che tutti le danno.

RECENSIONI

Ovvero: nessuno la conosceva bene, neanche lo scrittore che, di lei, pare restituire un quadro psicologico esaustivo (il titolo del film, in realtà, scaturisce da un finale tagliato in cui venivano intervistati tutti i personaggi incontrati da Adriana). Nemmeno lo spettatore che, all’inizio, la osserva fatua, facile all’innamoramento. Pietrangeli offre un superbo profilo psicologico a mosaico (rivoluzionario all’interno della commedia all’italiana, per rimarcare il vuoto nella vita della protagonista) che svela l’infondatezza dell’apparenza: i primi sintomi di una diversità dal pre-giudizio li avvertiamo quando Adriana rinuncia ad incontrare un uomo che lavora nel cinema per fare da baby sitter o quando ha delle remore ad accompagnarsi con facoltosi che potrebbero sistemarla a vita. Non è, quindi, in ricerca opportunistica. Vive l’attimo, la sim-patia, ciò che le va a genio per essere felice, non sente le umiliazioni. Almeno in apparenza: la solitudine che uccide è il tema principe delle pellicole di Pietrangeli, grande autore nostrano che, con questa ed altre pellicole, ha sfidato tabù e moralismi, liberando la donna molto prima della rivoluzione controculturale, prendendo sempre a spunto fatti di cronaca e/o sociologici che gli indicassero la direzione dell’evoluzione di costume (in questo caso, il processo Montesi con La Dolce Vita romana). Impareggiabile, complesso disegno di una figura inafferrabile perché facile al giudizio sommario (ne resta vittima, ad esempio, il commissario di Turi Ferro). Un’altra, pietrangeliana, Nata di Marzo o Parmigiana che ha un rapporto libero con il sesso e non deve sottostare alla dittatura della piaggeria per meritare la pietas dello spettatore. La festa Vip nel prefinale, invece, si diverte amaramente a descrivere senza pietà il mondo del cinema, fra manipolatori, opportunisti, arrivati snob e morti di fame.

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