Fiabesco, Recensione

IO E IL VENTO

Titolo OriginaleUne histoire de vent
NazioneFrancia
Genere
Durata80’

TRAMA

Il novantenne Joris Ivens vuole catturare, con la macchina da presa, il vento del deserto.

RECENSIONI

È il testamento artistico di Joris Ivens (morto l'anno dopo), un'opera sperimentale e lirica che mescola documentarismo (le meraviglie dei luoghi, la cultura cinese, la metacinematografia del costruirsi del film), libera associazione creativa, autobiografismo memoriale (s'intravedono le immagini dei suoi documentari 400.000.000 e Les Brisants) e una messinscena fantastica di fiabe e leggende (cita e replica anche Le voyage dans la Lune di Méliès). Il magico, a cui crede, va a braccetto con la realtà, l'immaginato segue a ruota il tangibile. Cineasta girovago da sempre, ha deciso di "scrivere" le proprie memorie in una terra (la Cina) che la sua filmografia ha spesso visitato, per raccontare guerre, comunismo e movimenti sociali operai. Ma per quale motivo vuole catturare il vento nel deserto? È un gesto simbolico. Innanzitutto, come l'intestazione ci ricorda, il suo paese natio, l'Olanda, ha sempre tentato di domare il mare ed Eolo (i mulini a vento). Il deserto rappresenta l'immobilità, l'insopportabile tranquillità, lo status quo. Il vento è distruzione del deserto (la rivoluzione sociale?) e movimento (il cinema?). È soffio vitale e di morte: per Ivens, sofferente d'asma sin da piccolo, catturarne l'immagine invisibile significa anche scoprire il segreto del respiro. Un'opera serena e sorprendente nella sua atipicità, diretta a quattro mani con la compagna Marceline Loridan.

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