Drammatico

INSIDE AMERICA

Titolo OriginaleInside America
NazioneAustria
Anno Produzione2010
Durata107'
Sceneggiatura

TRAMA

La Hanna High School di Brownsville è un microcosmo in cui immigrati in gran parte ispanici si confrontano con una realtà che gli impone il culto della bandiera americana in cambio dell’accettazione sociale.

RECENSIONI


Barbara Eder esordisce nel lungometraggio con uno spaccato biografico/autocritico su una parte della sua adolescenza, ovvero l’anno passato al collage di Brownsville. Il mondo messo in scena dalla regista austriaca è composto prevalentemente da immigrati di origine ispanica i quali, indipendentemente dalla loro occupazione, dal loro sesso, dalla loro condizione sociale, hanno come unico obiettivo quello di prendere il “patentino” di veri americani. Che siano spacciatori, giovani modelle, grassone in cerca di marito tra teppisti, militari o emarginati, tutti si sentono incompleti, non ancora integrati, non abbastanza americani da non avere più nulla da dimostrare.
A qualunque gruppo tu appartenga sei sottoposto all’apprendimento dello “stile di vita americano”: il capitalismo sociale si insinua in tutte le maglie della comunità: i militari stabiliscono il loro grado gerarchico in base all'abilità nelle armi; le ragazze sono ingoiate dalla competizione estetica che le impone di essere sempre e comunque perfette, stress che le porta, spesso e volentieri, a consumare dosi abbondanti di cocaina.
Sono solo alcuni degli esempi che offre Barbara Eder in un'opera che ha sicuramente tanto da dire, ma che rimane vittima delle sue ambizioni: il desiderio di realizzare un affresco sociale al contempo onnicomprensivo e profondamente schierato dà luce ad una narrazione in cui l'abbondante retorica (specie nel finale) non lascia spazio ad ambiguità. Il ragazzo da sempre colpito dai più forti, vittima di nonnismi vari e violenti, ruba una pistola e trasforma in aggressività la sua repressione; quello prima marginalizzato in quanto meno abbiente viene rivalutato perché in fondo può essere di buon cuore, dando vita al classico - e spesso insopportabile - patto di solidarietà tra ricchi e poveri che chiude l’opera con una catarsi finale in cui tutto torna e tutto è narrativamente pacificato secondo un metodo alla Crash non per tutti i palati.

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