Criminale, Poliziesco, Recensione

INFERNAL AFFAIRS II

Titolo OriginaleMou gaan dou II
Anno Produzione2003
Durata119’

TRAMA

1991: qualcuno uccide il boss e suo figlio prende in mano il business. L’ispettore Wong convince il fratellastro di quest’ultimo a infiltrarsi e fargli da spia ma anche Sam, luogotenente dei malavitosi, ha una talpa in seno alla polizia. Quando il nuovo boss decide di eliminare i propri luogotenenti, denuncia anche Wong come assassino di suo padre.

RECENSIONI

Prequel che, coprendo un arco temporale ancorato su tre anni/capitoli (1991, 1995, 1997), mette talmente tanta carne al fuoco da mozzare climax e pathos con il fiato corto, fra una miriade di personaggi in campo e complesse trame (tutte culminano con il passaggio di Hong Kong alla Cina), in un’elaborazione drammaturgica magnifica quanto spossante. Tanti segmenti, tutti contrappuntati da un’emozione o un evento forte (almeno un paio di questi sono da antologia: il cuore infranto che consegna l’amata alla Triade e la guarda morire dopo il vano tentativo di chiamarla al cellulare; la sequenza finale con confronto fra boss e Sam), tanti frammenti da ricomporre, mentre la voce fuori campo, all’inizio e alla fine, ricorda allo spettatore che siamo all’inferno. C’è sicuramente la curiosità (con relativi colpi di scena) di scoprire i retroscena sui magnifici personaggi del primo capitolo, per uno sguardo cinico su di un’umanità senza buoni-e-cattivi, dove la polizia si macchia degli stessi crimini della malavita con cui stringe legami di profonda amicizia, per poi trovarsi una contro l’altra: la prima scena, poi, con Anthony Wong che ricorda un episodio del 1980, ci dice che, se mai esiste un carattere senza peccato, morirà presto. Il Male vince sempre, i buoni muoiono giovani, le talpe sono solo una faccia della stessa medaglia. Sempre eccitanti il montaggio, l’epica da Il Padrino ripassata nella violenza di Quei Bravi Ragazzi, l’incastro degli episodi, ciò che contengono e la musica espressiva che li accompagna ma, nel complesso, tutto è più dispersivo e meno felicemente allegorico.

Spietati - Recensioni e Novità sui Film