TRAMA
Un integerrimo, virile detective di polizia, da poco separato, indaga sull’omicidio con evirazione di un omosessuale, figlio di un grosso affarista.
RECENSIONI
La sceneggiatura, tratta dal bestseller di Roderick Thorp, è del politicizzato Abby Mann, che ha sempre sollevato temi civili o di denuncia importanti, dal forte spirito democratico. Gordon Douglas, invece, è un mestierante che l’anno precedente aveva diretto l’efficace Frank Sinatra in Tony Rome (da noi L’Investigatore: la distribuzione italiana era quindi impossibilitata a tradurre letteralmente il titolo originale The Detective). Inaspettatamente, la miscela è anomala ed esplosiva: la mano scombinata di Douglas, fra l’anarchico e il naif, dona al rigoroso, corposo, rifinito e sfaccettato quanto quadrato script di Mann quel quid fascinosamente ambiguo, quelle dosi di violenza (verbale e non) e di riprese strampalate, in sintonia con la voglia di “rivoluzione” culturale dell’epoca, che fanno di un film di genere un cult. Esempio: mentre il testo contiene ammirevoli pretese di estendere il proprio sguardo a tutta la società del periodo, Douglas parte con una ripresa della città “sottosopra”, installa una macchina da presa sopra un ascensore, realizza campi/controcampi con l’attore che guarda in macchina, si inventa “cadute” con la cinepresa che ruota vorticosamente. L’apologo di Mann è chiaramente schierato quando denuncia la corruzione politica e l’arrivismo, e la pellicola, con il suo linguaggio esplicito, condanna anche la pena di morte (troppa carne al fuoco?) mostrando un’esecuzione “in diretta”. Sull’altro fronte tematico privilegiato, le “perversioni” nel contesto sociale, Douglas ci mette del suo e il discorso resta felicemente sospeso e indefinito: alla fine non è chiaro se ne sottolinei la normalità o inviti solo alla tolleranza dei pervertiti, per quanto malati e corrotti nella psiche. Il detective di Sinatra rappresenta l’ordine e la morale, scuote la testa di fronte a questi “nuovi” fermenti sessuali, si ritrova perfino una ninfomane come moglie. È un virile conservatore, per cui la strada giusta è quella “senza compromessi” (anche sessuali?): eppure sussiste un’irrisolta specularità fra la sua situazione privata e quella del presunto assassino, mosso da gelosia (i partner di entrambi, inoltre, facevano pesare la propria istruzione). Sfumature dovute alla messinscena di Douglas che la butta lì, non vuole o non sa sviluppare certi spunti e questa incompletezza, come raramente succede, diventa complessità.

