Musical, Recensione

IL VIOLINISTA SUL TETTO

Titolo OriginaleFiddler on the Roof
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1971
Genere
Durata181’

TRAMA

Villaggio ebreo in Ucraina, inizio Novecento: arriva uno studente da Kiev con delle idee comuniste rivoluzionarie. Il padre di cinque figlie accetta che due di loro si sposino per amore e non per procura.

RECENSIONI

Il popolo ebraico, condannato all'esodo, ha mantenuto una sua identità grazie alle tradizioni. Allo stesso tempo, come un violinista che suona sul tetto (le esecuzioni sono di Isaac Stern), è dovuto stare in equilibrio fra le proprie usanze e le esigenze del moderno. Fra vecchio e nuovo s'è mosso anche tutto il cinema di Norman Jewison, che passa al musical "vecchio stile" e ne firma, assieme al successivo Jesus Christ Superstar, i due capitoli finali (o terminali?), rinnovandoli con elementi insoliti e chiari riferimenti all'attualità dei padri che hanno perso autorità nei confronti dei figli. Il regista canadese (La Calda Notte dell'ispettore Tibbs), anche se torna a parlare di razzismo, conta soprattutto sul fatto che il musical originale (diretto e coreografato sul palcoscenico da Jerome Robbins, quello di West Side Story) è stato un successo. Canzoni e sdolcinatezze a parte, la pellicola è dominata dal personaggio simpaticissimo di Topol, un Don Camillo che parla con Dio, se stesso e lo spettatore, traghettatore fra le rigidità d'una cultura maschilista e le esigenze dell'amore. Basato sui racconti di Sholem Aleichem, già portati sullo schermo da Maurice Scwartz nel 1939. Pregevole l'inserto onirico con la terribile moglie del macellaio.

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