TRAMA
Figlia di un ricco industriale farmaceutico, semi-paralizzata a letto, Leona Stevenson ode per caso al telefono la conversazione fra due malviventi che progettano l’omicidio di una donna alle 11 di sera. Chiama più persone per scoprire dove sia finito suo marito e conversa anche con una sua ex che le rivela che la polizia tributaria ricerca il consorte.
RECENSIONI
Non è un antesignano dei thriller con molestatore telefonico: l’apparecchio è semplicemente il mezzo con cui la protagonista resta in contatto con il mondo. Potrebbe essere considerato, invece, uno dei padri putativi dei tanti thriller con handicap e donna sola in casa. Anatole Litvak, lo stesso anno, firmò quello che molti considerano la sua opera migliore, La Fossa dei Serpenti, potente ritratto dell’infermità mentale: a sorpresa, anche questa viaggia nella stessa direzione ma, tratta dal dramma radiofonico di Lucille Fletcher di grande successo di soli 22’ con Agnes Moorehead e dalla stessa autrice ampliato, si perde (come spesso accade ai drammi intensi e tragici di Litvak) nella destrutturazione del racconto, fra flashback nei flashback e una miriade di indizi da ricomporre, senza ben tenere le fila del tutto (presunto colpo di scena finale compreso, comunque inaudito all’epoca). Ciò non toglie che come thriller sia originale e spesso potente-intrigante: Litvak era un maestro nei preziosismi tecnici espressionistici e ovvia alle quattro mura con movimenti di camera molto elaborati. Il giallo si dipana cerebrale e artificioso ma non è né banale né noioso.

