Drammatico, Recensione

IL TEMPO DEI GITANI

Titolo OriginaleDom za vešanje
NazioneJugoslavia
Anno Produzione1988
Durata136’

TRAMA

In una povera comunità di zingari, il giovane Perhan, con una sorellastra storpia, è innamorato di Azra ma, essendo nullatenente, non avrà mai il consenso della madre di quest’ultima a sposarla. La nonna affida Perhan e la sorellastra allo Sceicco, uomo ricco e rispettato che torna dall’Italia sempre pieno di soldi: scopriranno che è dispotico e dedito a traffici illeciti.

RECENSIONI

Un’avventura meravigliosa, un racconto che passa dal grottesco confinato nella comunità di gitani al tragico realismo nel campo nomadi di Milano. La prima parte con un’Italia sognata (come in Ti Ricordi Di Dolly Bell?), cioè, è Federico Fellini, Jiri Menzel (maestro di Kusturica alla FAMU), Dusan Makavejev, Theo Angelopoulos e Aleksandar Petrovic (di cui Kusturica omaggia Ho Incontrato Anche Zingari Felici, 1967): l’autore carica ogni scena con un ingrediente sottolineato, surreale e/o sopra le righe, esorcizzando il dramma nello sberleffo, lasciando alla suadente colonna sonora di Goran Bregovic le tracce di lirismo e malinconia. Le sue opere sono sempre corali non solo per i molti personaggi (introdotti dal piano sequenza iniziale) ma anche per il numero di registri/stati emotivi abbracciati: ci sono l’amore immenso per il nipote della nonna (un po’ strega e guaritrice che racconta i miti sulla nascita dei gitani), la follia di uno zio che si gioca e porta via (letteralmente) la casa alla madre, la magia di un tacchino da compagnia, sprazzi onirici (le spose volanti), la passione per il cinema proiettato su di un telone. Poi scatta il film di denuncia: in Italia si fanno i soldi in modo illecito, e vai di romanzo di formazione edificante, con il protagonista che imbocca la strada del crimine, a seguire la tragedia (sul filo di un grottesco che, probabilmente, è più fuori luogo che altrove). Le ellissi e il fiato corto di alcune scene scompaiono nella versione televisiva di 270’, trasmessa in cinque puntate, ridotta a 136’ per il grande schermo. È l’opera propedeutica al capolavoro Underground, totalmente visionario, dopo due pellicole più marcate dal realismo.

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