Avventura, Recensione

IL SALARIO DELLA PAURA

Titolo OriginaleSorcerer
NazioneU.S.A.
Anno Produzione1977
Genere
Durata92’ (121’)

TRAMA

America centrale: quattro uomini, in fuga dai rispettivi paesi per vari motivi, accettano, per denaro, una missione suicida, trasportando nitroglicerina nella giungla.

RECENSIONI

Doveva essere il magnum opus di William Friedkin, folle e pericoloso, quello su ci puntava tutto reduce da successi quali Il Braccio Violento della Legge e L’Esorcista e che divenne la sua ossessione guidata anche, come ammise, dalla superbia. Scritto da Walon Green (Il Mucchio Selvaggio) avendo come faro ‘Cent'anni di solitudine’ di Gabriel García Márquez, non è letteralmente il rifacimento del magnifico Vite Vendute di Clouzot, autore molto amato da Friedkin e con cui condivide una visione nichilista dell’esistenza, ma un racconto che parte dalle stesse premesse (il romanzo, da cui il titolo italiano e quello originale di Clouzot) con personaggi del tutto nuovi e privi, volutamente, di qualità. A una prima parte concentrata sulla presentazione dei caratteri, un poco sconnessa, ne segue una seconda spettacolare e tesissima, girata e montata con maestria, più giocata sull’azione esplosiva e realistica (alla Friedkin: è riuscito anche a rubare le immagini di un vero attacco terroristico durante le sequenze a Damasco) che sulla suspense come in Clouzot. L’autore americano aveva, praticamente, carta bianca e un budget da 15 milioni di dollari: ma finì con l’essere vessato dal Sorcerer-Stregone (il fato) del titolo originale, a partire dal ripiegamento su interpreti di seconda scelta o sconosciuti (aveva in mente Lino Ventura, Marcello Mastroianni e Steve McQueen), per poi subire le condizioni climatiche nella Repubblica Dominicana, i ritardi e la lievitazione dei costi, la malaria, la dissenteria e la defezione di vari collaboratori. Una follia, un’ossessione: il solo ponte, con sistema idraulico e supporti metallici, protagonista della scena più famosa lunga 12 minuti, richiese tre mesi di lavoro e costò un milione di dollari, per poi arrivare a tre quando Friedkin decise che doveva essere smontato e trasportato in Messico per ottenere la ripresa perfetta. Alla fine, Friedkin riuscì a portare in porto il film come lo voleva, finale deprimente e musiche dei Tangerine Dream comprese, ma fu un sonoro flop soprattutto in rapporto ai costi e offuscò la sua buona stella. Anche la critica lo massacrò, facendo dietro-front solo 30 anni dopo. Il montaggio originale era di 180’, quello all’uscita di 121’ (con il titolo Sorcerer, ispirato dall’album di Miles Davis) ma per le sale europee è stato ridotto, non da Friedkin, a 92’ (omettendo la prima parte che presenta i personaggi, ridistribuita come vari frammenti in flashback nel corso del film).

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