TRAMA
La madre compie grandi sacrifici per permettere al figlio di studiare a Tokyo. Dopo dodici anni, lo va a trovare e scopre che vive in povertà.
RECENSIONI

Con un sonoro approntato ad hoc dal fido direttore della fotografia, Ozu gira il suo primo film parlato e s’appropria subito delle potenzialità del nuovo mezzo: curiosa, a questo proposito, l’ossessiva presenza allegorica di un battito regolare di martelli. Il soggetto è lo stesso di un suo film muto incompiuto, Tokyo yoitoko, e si muove su coordinate che l’autore prediligerà sempre più nel cinema a venire, per il confronto provincia/città, genitori/figli, antico/moderno. Lo stile di ripresa inizia a depurarsi dai movimenti di camera e dalle esibizioni tecniche (“avanza” solo un suggestivo carrello panoramico dal predellino di un’auto) ma, se in opere successive troverà l’equilibrio perfetto fra senso e apparente (perché carica di senso) immobilità, qui risente ancora di alcune incertezze, rimbalza contraddittorio da una sottolineatura patetica ad un’eccessiva fissità di sguardo (l’inquadratura del disegno del maestro, atta a “calmare” i bambini dopo la “tragedia”, è pregnante quanto estenuante nella sua durata). Allo stesso modo, la potente vena amara sulla chimera della modernizzazione (Tokyo s’identifica nelle ciminiere), del progresso/benessere (un treno che lascia a piedi, nelle baraccopoli, i passeggeri senza biglietto) e dell’arrivismo (la stima si ottiene anche con un gesto di solidarietà), si stempera nella malinconia senza polemica, scambia la grazia dello sguardo di Ozu per ambigua fiacchezza e crea uno scollamento fra messaggio (Ryosuke, unico figlio, unica speranza, promette di cambiare) e tono generale che lo supporta. Come insegna il racconto, l’apparente armonia (anche quella di quest’opera) va scomposta per ritrovare quella vera, futura. Ritroviamo i “ragazzini sporchi” (così li ha definiti Wenders) di Sono Nato Ma… e le citazioni dirette di altre pellicole (Ozu riprende spesso e a tutto schermo i film che i protagonisti vanno a vedere al cinema): in questo caso, Angeli Senza Paradiso di Willy Forst (e un poster di Carole Lombard a casa di Tyosuke: presenti in tutti suoi primi film).

